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martedì 7 giugno 2011

Il mouse non serve più per muovere il cursore bastano gli occhi


L'invenzione di uno studente ventiduenne di Abu Dhabi apre nuove prospettive alle persone con disabilità motorie

Le invenzioni più semplici sono spesso anche le più utili. Uno studente della Khalifa University di Abu Dhabi, Sultan Ahmad Sultan Al Sharif, come tesi di fine corso ne ha realizzata una che ricade a buon diritto in entrambe le categorie. Si tratta del progetto “Virtual Mouse: Human Eye based Mouse Control”, che permette di comandare il cursore come se si stesse utilizzando il classico “topo” da computer: solo che al posto di impugnare il dispositivo e premere i tasti destro e sinistro, si possono fare le stesse cose muovendo e sbattendo gli occhi. È più semplice a farsi che a dirsi. Si chiude l’occhio sinistro, et voilà, si seleziona un oggetto come si farebbe col mouse; si chiude il destro e appare il menù contestuale. Per muovere il puntatore sullo schermo, è sufficiente guardare il punto dello schermo dove si vuole collocare il cursore. Il tutto senza dover acquistare alcun sofisticato e costoso apparecchio esterno, come gli speciali caschi e visori utilizzati in altre sperimentazioni. È sufficiente avere un Pc da scrivania o un portatile dotato di webcam e il software di Al Sharif fa il resto. Perfino il programma non è in sé particolarmente rivoluzionario o innovativo: non è altro che una versione potenziata e resa più efficiente dei software di riconoscimento facciale esistenti in commercio: invece che scansire e monitorare i movimenti di tutto il volto, il “virtual mouse” si concentra sugli occhi del soggetto inquadrato dalla telecamera. Dal punto di vista tecnico, si tratta dunque di un progetto pienamente alla portata di uno studente ventiduenne come Al Sharif e di chissà quante migliaia di programmatori. Bisognava però pensarci e avere l’abilità di intuire le possibili applicazioni di una simile tecnologia per particolari categorie di utenza, come i disabili con paralisi motorie, la cui qualità della vita potrebbe migliorare anche grazie all’uso del Pc mediato dal “virtual mouse”. Ora il giovane allievo della Khalifa University, assieme al professor Harish Bhaskar e al professor Yousuf Iraqi, ha iniziato l’iter giuridico per brevettare il programma. Le scartoffie burocratiche richiederanno un paio d’anni; nel frattempo, Al Sharif intende continuare gli studi iscrivendosi a un master in scienza dei computer e perfezionare il suo gioiellino, rendendolo sempre più duttile e preciso.

Fonte: La Stampa - Autore: Federico Guerrini