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mercoledì 17 novembre 2010

Usa: a lezione con i "clicker"


A scuola c’è sempre qualcuno che cerca di posizionarsi nei banchi più lontani dalla cattedra, nascosto da qualche compagno spera così di sfuggire alla vigilanza del professore e di poter pensare con tranquillità ai fatti suoi. Quando le aule sono particolarmente affollate, come nei corsi universitari, quella del banco arretrato è anche un’ottima strategia per marinare le lezioni senza dare troppo nell’occhio.
Ma tutto questo, ahimè, presto potrebbe finire. A far da battistrada, come sempre, sono gli Usa, dove in molte Università per rispondere a una domanda o per confermare la propria presenza a una lezione, non si alza più la mano, ma si interagisce con i “clicker”, una specie di palmari dotati di tastierino numerico. A ciascun palmare corrisponde una frequenza di trasmissione assegnata a un dato studente, il quale deve segnalare la propria entrata in classe al docente premendo un pulsante. I pulsanti coi numeri servono anche per rispondere ai molti quiz a scelta multipla che vengono somministrati durante le lezioni, oppure per effettuare dei sondaggi estemporanei sull’argomento del giorno: le risposte degli studenti vengono archiviate dall’insegnante e mostrate in forma anonima sulla grande lavagna digitale al centro della stanza. In questo modo la partecipazione degli alunni viene continuamente incoraggiata e stimolata. Uno degli antesignani di questo metodo è stato il professor Bill White, della Northwestern University dell’Illinois, che ha adottato l’utilizzo di questi apparecchi, che costano dai 30 ai 70 dollari ciascuno (a volte la spesa è a carico degli studenti, altre volte invece sono gli atenei ad accollarsela), già sei anni orsono. Altri istituti, come Harvard, l’Università dell’Arizona e la Vanderbilt, ne hanno seguito più tardi l’esempio e ancor più recentemente, i clicker si stanno diffondendo nelle scuole secondarie e primarie e alle riunioni aziendali. Secondo alcuni studi preliminari svolti ad Harvard e nell’Università dell’Ohio, l’utilizzo di un oggetto con cui gli studenti hanno molta familiarità, non troppo diverso da un cellulare, ha effetti positivi sull’apprendimento degli studenti e ne stimola un maggiore coinvolgimento. Esistono perfino delle applicazioni che permettono di trasformare un normale Blackberry o un iPad in un clicker da portare a lezione.
I clicker, come conferma lo stesso White, non sono però la panacea per tutti i mali della scuola. “Ognuno impara in maniera diversa – sottolinea il professore – qualcuno lo fa osservando, un altro ascoltando, un altro ancora leggendo. Io cerco di mescolare tutti questi sistemi nelle mie classi”. E l’utilizzo dei palmari non può trasformare lo studente più svogliato in un alunno modello. Anche perché, fatta la legge trovato l’inganno: “ho iniziato a usare i clicker nella primavera del 2008 – ha spiegato al New York Times Noshir Contractor, che insegna social networking alla Northwestern – e poco dopo ho visto un mio studente allinearne sul banco ben cinque”. I suoi compagni avevano trovato il modo di “timbrare il cartellino” per interposta persona, come avviene in certe aziende. Per quanti progressi possa fare la tecnologia, certe cose non cambieranno mai.
Fonte: La Stampa - Autore: Federico Guerini