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martedì 8 giugno 2010

EASY EDUCA: LE DOMANDE DEI GENITORI SU FACEBOOK



“Quanti di voi sono iscritti a Facebook?”. Circa il 50% delle mani si alzano.
“Ma qual è l’età minima per iscriversi?” “boh” “18” “no, no, 15” .
“E quanti amici avete su Facebook?” “51” “123” “375”
“ma li conoscete tutti?” “sì” “più o meno”
“ma cos’è per voi un amico?” “una persona di cui ti fidi” “una persona che è sempre vicino” “uno che ti vuole bene e non ti tradirà mai”

Questa è una scena che si ripete spesso quando entriamo per la prima volta in una classe.
Quello che sorprende è che siamo alla scuola primaria, in V. Infatti quest’anno lo staff di Easy ha deciso di abbassare ulteriormente l’età dei bambini che incontra, rivolgendosi prevalentemente alle V e alle I medie. Nonostante la giovane età, la maggior parte di loro era già in grado di iscriversi in autonomia a un social network o a servizi di instant messanging come messenger, di inserire foto e video. Molti genitori che si sono presentati agli incontri per genitori erano preoccupati dall’abilità dei loro figli e figlie e di non essere in grado di gestire i potenziali problemi che possono nascere da un uso inadeguato dei Nuovi Media. La paura più grande è relativa alla possibilità che ragazzi/e possano conoscere persone online e perdere il controllo di ciò che fanno. In realtà, i nuovi media sono strumenti di relazione sociale che prevalentemente vengono utilizzati per mantenere le relazioni: restare in contatto con gli amici, come facevano ragazzi/e della nostra generazione che appena tornati da scuola si attaccavano al telefono, sentendosi minacciare “un giorno o l’altro ci metterò il lucchetto”. I nuovi media non sono, dunque, strumenti con cui ci si isola, a differenza della TV la cui fruizione è prevalentemente solitaria, individuale, ma servono invece per potenziare i contatti con persone che si conoscono nella realtà. Senza dimenticare che si fanno anche nuovi “amici”. Ecco il perché della domanda iniziale ed ecco dove sta il ruolo del genitore: nel ricordare ai bambini e ragazzi di distinguere ciò che succede online dalle relazione “dal vivo” e nel mettere la propria esperienza al servizio dei figli. Da un punto di vista tecnico, infatti, non possiamo più di tanto essergli utili, ma da un punto di vista emotivo ed affettivo abbiamo il dovere di fargli sapere che ci siamo e che possono contare su di noi.