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martedì 15 dicembre 2009

La Mussolini e le battaglie per l'infanzia


La Convenzione sui diritti dell’infanzia, rappresenta lo strumento normativo internazionale più importante e completo in materia di promozione e tutela dei diritti dell’infanzia. Contempla l’intera gamma dei diritti e delle libertà attribuiti anche agli adulti (diritti civili, politici, sociali, economici, culturali). Costituisce uno strumento giuridico vincolante per gli Stati che la ratificano, oltre ad offrire un quadro di riferimento organico nel quale collocare tutti gli sforzi compiuti in cinquant’anni a difesa dei diritti dei bambini. La Convenzione è stata approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre del 1989 a New York ed è entrata in vigore il 2 settembre 1990. L’Italia ha ratificato la Convenzione il 27 maggio 1991 con la legge n. 176 e a tutt’oggi 193 Stati, un numero addirittura superiore a quello degli Stati membri dell’ONU, sono parte della Convenzione. In quanto dotata di valenza obbligatoria e vincolante, la Convenzione del 1989, obbliga gli Stati che l’hanno ratificata a uniformare le norme di diritto interno a quelle della Convenzione e ad attuare tutti i provvedimenti necessari ad assistere i genitori e le istituzioni nell’adempimento dei loro obblighi nei confronti dei minori. Oggi, vent’anni dopo, facciamo il punto con Alessandra Mussolini, Presidente della Commissione infanzia della Camera.
Presidente, che significato ha l’anniversario di oggi per il nostro Paese?
Se le leggi e la società fossero rimaste al 1989, quando la Convenzione è stata ratificata, avremmo delle leggi all’avanguardia. Purtroppo non è così, ne mancano due all’appello (le cui proposte di legge sono già allo studio della Commissione Giustizia della Camera): quella per il reato di “adescamento in rete” che è fondamentale per tutelare le migliaia di bambini e adolescenti che vengono adescati su internet, e che possono subire dei danni gravissimi, e quella per l’istituzione del reato di “pedofilia ideologica”. Dobbiamo creare questo tipo di reato per chi in rete, inneggia e fa apologia della pedofilia. Ci sono tantissime altre cose da fare: io lo sto facendo in Commissione affari sociali della Camera e proprio in occasione di questa ricorrenza di oggi, ho presentato un intervento sulla finanziaria, per inserire fondi per gli istituti socio-educativi che si occupano anche di devianza minorile.
La Commissione per l’infanzia che lei presiede, su cosa si sta concentrando?
Ci stiamo concentrando molto su tutto il mondo dei media e minori . Sempre più spesso, infatti, l’interesse degli adolescenti si sposta, ormai, dalla televisione al mondo di internet, onde per cui, si moltiplicano i casi di sfruttamento e abuso dell’infanzia sui social network. Vorrei ricordare che, in casi come Facebook, una volta inseriti dei dati personali, rimangono lì per sempre come una schedatura; inoltre, anche le svariate chat a cui si può partecipare su internet, non rimangono necessariamente chiuse all’interno del gruppo di amici, possono molto facilmente inserirsi nella conversazione, veri e propri delinquenti.
C’è qualche iniziativa in questo senso?
Con la Polizia delle comunicazioni, che si occupa di adescamenti e della pedo-pornografia in rete, e il centro che è stato costituito con la legge n. 38 del 2006, abbiamo dato avvio al progetto che prevede un lavoro capillare sui vari social network, in modo da inserire un banner con il logo “la Polizia delle comunicazioni fa investigazioni per te, aiutala anche tu”. Anche il ragazzo in rete potrà segnalare alla Polizia situazioni sospette. E questo è molto importante.
E sulla modifica del Garante per l’infanzia, cosa mi dice?
Il Garante per l’infanzia, con l’emendamento che è passato in aula, è diventato Autority. Ha adesso, una reale autonomia, ed era quello che si voleva e si chiedeva. Se fosse un’appendice di qualche ministero sarebbe praticamente inutile. Un’autority con piena autonomia, è qualcosa di diverso e può essere anche utile se, collaborativa, con la rete sul territorio. Vorrei ricordare che non c’è una omogeneità sul territorio regionale. Anche in questo, c’è anarchia nel mondo dell’infanzia e dell’adolescenza. Continuano a nascere osservatori e io, ogni volta che ne nasce uno nuovo, faccio un emendamento per cancellarlo. Sono soldi sprecati ed è solo un poltronificio.
Presidente, in politica ci si adopera per la tutela dell’infanzia o si pensa più ad altro?E dal Governo, si aspettava di più?
In politica si potrebbe sicuramente fare molto di più. Anche nei telegiornali si parla troppo di politica e poco di infanzia. Noi abbiamo lanciato l’iniziativa di “un giorno senza pubblicità” e del “Tg per la famiglia”. Un Tg in cui non ci siano immagini crude, che non faccia censura ma faccia informazione, tenendo a mente la sensibilità dei più piccoli. Dal Governo, mi aspetto che nella prossima finanziaria ci sia “posto” per l’infanzia e l’adolescenza che sono il nostro futuro, quindi... staremo a vedere.
Fonte: L'Opinione delle libertà - Autore: Rossella Gemma