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domenica 7 giugno 2009

L’era dei tardivi digitali

Immaginate la frustrazione di chi, come me, da quindici anni prova a raccontare scrivendo parlando o facendo formazione cosa significhi internet per la nostra generazione di "traghettatori" culturali, in previsione del significato che questo cambiamento epocale avrà per le prossime generazioni. Immaginate i sorrisini di assessori regionali, sindaci, dirigenti scolastici, insegnanti, genitori dinanzi a un fanatico capellone (son sempre io) che si intestardisce nel promuovere Cultura Tecnologica e Digitale, nella convinzione che conoscere il funzionamento delle cose sia la mossa migliore per comprenderle e prevenire gli eventuali problemi che possono sorgere, a partire dalla gestione del territorio quale Oggetto tecnologico di cui siamo ecologicamente responsabili, passando attraverso le considerazioni sul risvolto antropologico dell'abitare, per arrivare alla promozione di consapevolezza rispetto alle nuove dinamiche della socialità in Rete. Nel frattempo, il mondo è cambiato profondamente. Quindici anni fa cellulari e web praticamente non esistevano. Oggi in italia ci sono più cellulari che abitanti, e 10.000.000 dieci milioni di italiani chiacchierano e scherzano su facebook, molti altri rimpiazzano ormai la tv con youtube (quattro anni fa non esisteva), lavorano dentro la Rete o comunque non riescono più a concepire il proprio lavoro o lo studio senza un pc connesso a portata di mano, partecipano alle politiche locali, ricavano identità personale e collettiva dall'appartenenza a Luoghi digitali, s'informano sugli eventi del mondo e abitano tranquillamente nei nuovi Luoghi della socialità umana. Le istituzioni stanno (lentamente) modificando sé stesse, per garantire forme di abitanza digitale come e-government ed e-democracy ormai attestate come diritti del cittadino, le imprese e il mondo delle professioni riconoscono l'assoluta centralità delle Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione per l'ottimizzazione dei sistemi produttivi e distributivi di beni e servizi, la Cultura tutta, fatta di idee e opinioni e rappresentazioni, vive dentro la Rete, perché la Rete è la Cultura umana, che fino a ieri trovava supporto nei media cartacei o di celluloide, e oggi si trova assai più comoda in un ambiente fatto apposta per sostenere la Conoscenza. Le idee si propagano da sempre come virus nella socialità umana, noi abitiamo dentro i linguaggi con cui nominiamo il mondo, e oggi le reti planetarie rendono più facile e potente la comunicazione tra le persone. Tutto qui.
Certo, se i massmedia italiani, diversamente da altre parti d'Europa, continuano a trattare con sufficienza e sorrisini altezzosi o con toni scandalistici le forme di abitanza digitale dentro cui loro stessi sono coinvolti (e i quotidiani e i telegiornali italiani in questi ultimi mesi si sono accorti di dover "cambiare per non morire", vista l'insostenibilità economica dei modelli tradizionali del fare informazione), risulterà più faticoso mostrare le opportunità civiche di miglioramento qualitativo dell'abitare rese praticabili dai nuovi strumenti della socialità umana. E non esiste nessun "popolo della Rete", come dicono i giornali: quelle persone siamo noi, normali cittadini, metà o più della popolazione italiana (e solo la miopia culturale e politica ha impedito e impedisce tuttora la riduzione banalmente tecnica del digital divide, altrimenti saremmo molti di più), che ritengono la frequentazione della Rete una normale pratica quotidiana, ludica o professionale, e soprattutto considerano il web una risorsa preziosa per vivere meglio. Il tempo è galantuomo, dicono, e già qui intorno ho visto spegnersi molti sorrisini di sufficienza; la frustrazione di non essere compresi svanisce nel vedere il mondo cambiare nelle direzioni prefigurate molti anni fa. Abbiam perso delle occasioni, ma molto lavoro è ancora da fare per costruire la consapevolezza diffusa del nostro abitare biodigitale. Questo è anche il vantaggio di sapere di essere nuoviabitanti, e di poterlo scrivere su un blog intitolato NuoviAbitanti. Già molte volte ho affrontato su questo blog di questi argomenti: per amor di varietà segnalo quindi la prefazione del nuovo libro di Luca Sofri "Nati con la rete" pubblicato da Rizzoli, in uscita in questi giorni.