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venerdì 15 maggio 2009

Rapelay: il gioco per simulare uno stupro…

Da pochi giorni è possibile scaricare da Internet, Rapelay, un videogioco dai contenuti estremamente violenti in cui l'unico scopo del giocatore è di abusare sessualmente di donne anche minorenni. Maria Rita Munizzi, Presidente del Moige e delegato europeo dell'EPA (Europeans Parents Association), in materia di videogiochi intervistata dall’Adnkronos ha così commentato il fatto: “Un gioco del genere, che incita alla violenza contro le donne e minimizza un atto gravissimo come quello dello stupro, costituisce un serio pericolo per i ragazzi specialmente in un momento come questo, in cui ogni giorno la cronaca riporta episodi di aggressione e violenza tra giovanissimi che sembrano aver perso ogni senso del limite”. “Sono necessarie delle azioni che vadano a regolamentare in maniera concreta il rapporto tra videogiochi ed Internet per tutelare chi essendo in giovane età è facilmente influenzabile e più esposto a rischi di simulazione. Da anni il Moige sottopone all’opinione pubblica e alle istituzioni competenti il problema dei videogiochi, chiedendo di andare oltre l’autoregolamentazione delle case produttrici, e di conseguenza di realizzare una normativa seria che preveda, ad esempio, degli obblighi da parte degli esercenti concernente il rispetto della classificazione vigente nel momento della vendita dei videogiochi ai minori. Chiediamo inoltre di migliorare, rendendola più chiara, la stessa classificazione PEGI
Fonte: Newsletter Moige (www.genitori.it)
Riflessione:
In relazione a questo problema vorrei sottolineare l'importanza nella fascia di età 5-11 anni l'importanza di bloccare internet ai bambini facendogli utilizzare solo i siti per i quali non si corrano i rischi di incappare in contenuti inadatti a loro. A parte questo fondamentale l'affiancamento e l'educazione all'uso consapevole e sicuro delle nuove tecnologie con l'insegnamento delle regole e del perché le stesse devono essere rispettate. Nella fascia di età adolescenziale una volta che avrà fatto proprie queste regole e una certa sensibilità state certi che videogiochi come questo saranno loro stessi a rifiutarlo. Da tener presente che il ragazzo se vuole raggiungere l'obiettivo di utilizzare un videogioco tipo questo in un modo o nell'altro ci riuscirà. Fondamentale dunque evitare che ciò accada cominciando a lavorare sull'educazione già dai primi anni di vita considerando il mondo virtuale parte integrante della nostra vita evitando di escluderla a priori. Mi trovo comunque perfettamente allineato al pensiero di Maria Rita Munizzi del MOIGE.