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venerdì 3 febbraio 2012

Arrivano i genitori su Facebook? I giovani passano a Twitter


Mamma, papà e nonni arrivano su Facebook? Allora me ne vado su Twitter. Sembra essere proprio questo il modo di ragionare di molti adolescenti americani che secondo un sondaggio dell'organizzazione no-profit Pew Internet & American Life Project, hanno iniziato a migrare in maniera consistente sulla piattaforma di microblogging. In quanti scelgono di spostarsi? Almeno il 16% dei giovani, dai 12 ai 17 anni, dichiara di utilizzare Twitter. Percentuale che potrebbe essere ritoccata verso l'alto in base alle proiezioni più aggiornate. Da due anni a questa parte il trend è in forte crescita. L'esodo avviene in maniera lenta ma costante. Nella fascia di età dai 18 ai 29 anni la popolarità di Twitter è ancora maggiore. Del resto, la creatura di Jack Dorsey, Evan Williams e Biz Stone ha nel giro di poco tempo, superando la cifra di 300 milioni nel 2011, moltiplicato il numero di utenti registrati, i quali pubblicano giornalmente milioni di tweet o cinguettii, in più paesi via sms. In un primo momento, quando Twitter fu lanciato nel 2006, si pensava che le sue caratteristiche non si potessero conciliare con le abitudini mostrate online dai teenager, oltre la metà dei quali già faceva uso di Facebook o di altri social network. Ai suoi esordi, il servizio di scambio messaggi fondato negli Stati Uniti sembrava uno strumento per pochi privilegiati, spazio riservato di un ristretto gruppo di esperti del settore, come sottolinea Alice Marwick, ricercatrice senior di Microsoft Research, specializzata nel monitorare i comportamenti degli adolescenti su Internet. Pian piano però le cose sono cambiate. Il suo sviluppo e allargamento ha significato il modificarsi delle modalità di utilizzo da parte delle varie persone e comunità attratte nel suo circuito. Per tantissimi giovani, che apprezzano una comunicazione ridotta al limite di 140 caratteri, Facebook ha cominciato a perdere appeal perché giudicato troppo dispersivo. Stare su Facebook è come gridare in una folla mentre su Twitter si ricrea un ambiente più raccolto, come se ci si trovasse a chiacchierare in una stanza. Una volta fatto ingresso nel network molti adolescenti spesso usano account protetti o pseudonimi in modo da autorizzare o mettere al corrente esclusivamente i loro amici. Le conversazioni su Twitter possono divenire private mediante i direct message e in generale le sue impostazioni sono più flessibili consentendo anche l'anonimato. Davanti a Facebook alcuni ragazzi confessano di subire una sorta di pressione sociale che li spinge a sentirsi in dovere di stabilire amicizie con chi è nella propria scuola o nella cerchia di propri amici. Twitter è invece meno impegnativo e permette maggiore libertà di manovra. Naturalmente si twitta per una infinità di ragioni. Alcuni vogliono seguire da fun le celebrità favorite per restare al corrente sulla loro attività aspettando che un personaggio famoso, loro beniamino, magari risponda al tweet inviato. Qualche teenager desidera al massimo avere visibilità o semplicemente ottenere e condividere informazioni mantenendo pubblico l'account non diversamente dagli adulti. Altri ancora sono alla ricerca di un luogo dove esprimersi, raccontarsi e sfogarsi in forma privata, nel chiuso del piccolo mondo delle amicizie, al riparo dagli occhi indiscreti e intrusivi dei genitori. Per questi comunque le insidie e le minacce dei predatori che circolano nel cyberspazio restano un fondato motivo di preoccupazione, valido per rivendicare un diritto al controllo. I timori dei più grandi a volte però sono esagerati se si considera il contenuto innocente dei messaggi twittati.

Fonte: La Stampa - Autore: Carlo Lavalle