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domenica 8 gennaio 2012

Facebook e privacy: ecco come proteggere i minori


Quello della privacy è uno dei grandi temi che gli utenti devono risolvere, giacché i giganti della Rete non riescono a farlo, ognuno fermo sui propri passi e disposto a modificare il proprio punto di vista solo ascoltando la voce degli infonauti. Uno dei motivi di un ipotetico calo di popolarità di Facebook è proprio legato alla privacy, sui cui principi Zuckerberg & soci hanno una visione tanto di parte da potere essere confusa con un'interpretazione di comodo. Le leggi a tutela della privacy sono spesso controverse: negli Emirati Arabi la condivisione senza autorizzazione di fotografie sulle reti social prevede pene che possono aprire le porte del carcere, mentre in Francia, Germania e Norvegia le leggi sono piuttosto fumose e riguardano soprattutto la vita reale, segnatamente legate ai paparazzi, e non quella virtuale. In Italia c'è ancora nebbia, benché il Garante per la privacy abbia pubblicato una guida utile (datata 2009 ma ancora attuale) nella quale si sottolinea come spesso, davanti alla violazione della sfera privata sulle reti social, si sconfini nel diritto internazionale, rendendo così vane le vigenti leggi italiane ed europee. Dal canto suo Facebook qualcosa ha fatto, ma non abbastanza. Dalla semplice eliminazione del tag si è passati alla segnalazione dei post che possono risultare "molesti". Da agosto 2011 gli utenti i cui volti sono stati pubblicati contro la propria volontà possono segnalare al team di Facebook l'accaduto, ma questo strumento non è stato recepito nel modo giusto. Secondo i dati messi a disposizione molti utenti vi ricorrono per i motivi sbagliati: molte segnalazioni non riguardano la mancata autorizzazione alla pubblicazione della foto ma lamentele di tipo fotogenico. Va spezzata una lancia in favore di Zuckerberg: uno strumento per rimuovere le foto moleste c'è, ma gli utenti lo usano male. Elencata un'attenuante vanno considerate anche le aggravanti; Facebook ha le sue politiche in materia di pubblicazione di immagini, nessuna di queste però riguardano la volontà di fare circolare il proprio volto sulla Rete, essendo legate esclusivamente all'oscenità o alla violenza. Spazio questo ancora pieno di lacune che vanno colmate. Escludendo quindi il ricorso alle vie legali il quale, oltre a non essere foriero di alcuna garanzia, è un aspetto prettamente reattivo, si possono adottare alcuni accorgimenti per evitare che una fotografia venga pubblicata senza il nostro consenso, regole da leggere con attenzione soprattutto quando si parla di minorenni. Una prima misura è quella di impostare la privacy di Facebook affinché occorra autorizzare le foto in cui siamo taggati prima che queste compaiano sulle nostre bacheche. La possibilità di rimuovere il tag va pure contemplata, in questo caso il post incriminato continuerà ad apparire su Facebook ma non sarà più collegato al nostro profilo. Vale sempre la cortesia, è quindi possibile contattare l'autore del post chiedendogli di rimuoverlo; non dovesse bastare il bon ton ci sono misure più estreme che partono dalla segnalazione al centro assistenza di Facebook fino alla possibilità di bloccare l'autore del post. Arturo Bejar, capo ingegnere presso Menlo Park, sostiene che Facebook abbia le mani piuttosto legate, ma suona tanto come una mancata presa di posizione.

Fonte: Il Sole24 Ore - Autore: Giuditta Mosca