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giovedì 8 dicembre 2011

Il sexting? Solo il 10 per cento dei giovani lo fa

Uno studio americano ridimensiona il fenomeno dell'invio di foto e video sexy tra adolescenti. Ma i dati italiani sono diversi

Capita che gli adulti proiettino sul mondo giovanile la loro cattiva coscienza. Forse è successo anche con il “sexting", la pratica di inviare messaggi via Internet o via cellulare con immagini e contenuti sessuali autoreferenziali. Un nuovo studio svolto tra gli adolescenti statunitensi dimostrerebbe che non si tratta di un'abitudine molto diffusa tra i giovanissimi, smentendo indagini precedenti. Una celebre analisi del 2008 aveva allarmato gli educatori, segnalando che il 20% degli adolescenti risultava avere inviato o pubblicato proprie immagini “sessuali”. Ma questa cifra risulterebbe ridotta della metà alla luce dello studio più recente. Solo il 10% degli adolescenti, infatti, avrebbe dichiarato di avere scambiato messaggi con contenuto sessuale e appena l'1% avrebbe ammesso la ricezione di immagini di nudo integrale o parziale. Il 10%, naturalmente, può ancora considerarsi una cifra alta, a seconda di come la si pensi, ma è un dato che sembra rassicurare gli addetti ai lavori: "E 'ancora qualcosa di cui dobbiamo di parlare con i ragazzi, ma non li riguarda tutti", ha dichiarato alla CNN Kimberly J. Mitchell,co-autrice dell'indagine e docente associato di ricerca di psicologia presso l'Università del New Hampshire, a Durham.
I risultati dell'indagine americana, per altro, contrastano con quelli presentati ieri a Roma da Eurispes e Telefono azzurro. Ben il 6,7% degli adolescenti avrebbe inviato sms o mms a sfondo sessuale e il 10,2% li avrebbe ricevuti. Un risultato quasi fisiologico se si pensa che il 37,7% degli adolescenti italiani risulta navigare su internet da due a quattro ore e oltre al giorno e il 41,4% passano un tempo uguale attaccati al cellulare. Un oggetto, quest'ultimo, che si trova nelle mani del 97% dei ragazzi. Il sondaggio statunitense, in ogni caso, si è basato su interviste telefoniche presso un campione nazionale rappresentativo di 1.560 utenti Internet di età compresa tra 10 e 17 anni. Poco meno del 10% dei partecipanti ha riferito che durante lo scorso anno aveva creato, inviato o ricevuto immagini "sessualmente suggestive", una categoria piuttosto vasta che abbraccia immagini di bambini e ragazzi in biancheria intima, costume da bagno, o in abiti e pose sexy. La percentuale è crollata quando la definizione di sexting si è fatta più precisa, riducendosi all'invio o alla ricezione di immagini che mostrano attività sessuale o seni nudi, organi genitali, o fondoschiena. In questo caso, l'1% degli adolescenti avrebbe inviato proprie foto o video con simili caratteristiche, sebbene il 6% abbia ammesso di avere ricevuto immagini di questo genere. E le percentuali, naturalmente, aumentano all'aumentare dell'età.
Il sexting tra i giovani non smette comunque di suscita preoccupazioni soprattutto tra genitori e insegnanti. In genere, come risulta anche dall'indagine italiana, i ragazzi ignorano che simili comportamenti possano essere sottoposti alle leggi che regolano la pornografia infantile ed è complessivamente sottovalutato il rischio che queste foto possano in futuro essere diffuse, anche all'insaputa del primo destinatario, usate per ricatti o costituire la vendetta di fidanzatini arrabbiati. L'indagine ella Mitchell e dei suoi colleghi, tuttavia, sembra avere notizie rassicuranti anche su questo fronte. Sarebbe raro, a quanto pare, che immagini scambiate in via privata si diffondano in modo "virale", attraverso una scuola o una comunità, o anche tra un gruppo di amici. Solo il 10% delle immagini risulterebbero essere state poi distribuite, e solo il 3% dei giovani che hanno ricevuto una immagine di nudo integrale o parziale le avrebbe poi pubblicate online. In uno studio separato nello stesso numero di Pediatrics, i ricercatori hanno esaminato un campione di 675 casi di polizia associati ad attività di sexting giovanili. La conclusione è che risulterebbe molto raro che le immagini escano dalla comunicazione telefonica per sbarcare su Internet. E tuttavia, c'è già chi contesta modi e impostazioni dell'indagine. Per quante garanzie di anonimato possano avere avuto gli intervistati, il mondo adolescenziale alza sempre e comunque steccati di diffidenza nei confronti degli adulti, soprattutto su argomenti tanto delicati e persino pericolosi. Confessare un comportamento moralmente discutibile, o addirittura penalmente condannabile, come lo scambio di immagini sexy della propria ragazza con la cerchia degli amici, può essere difficile anche se l'interlocutore è un anonimo ricercatore al telefono. Cifre a parte, resta per gli educatori il compito, totalmente nuovo, di spiegare tutte le possibili conseguenze del sexting. Ammesso che loro stessi le conoscano.

Fonte: La Stampa - Autore: Claudio Leonardi