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domenica 24 luglio 2011

Cina, e scaricare la musica diventò legale


Potrebbe essere il caso di suggerire al dottor Corrado Calabrò, presidente di Agcom, nonché allo stuolo di alti funzionari di Stato che ieri lo hanno audito, di leggere con attenzione un articolo sul New York Times, dal quale potrebbero apprendere che proprio quel paese, del quale come cittadini italiani ci apprestiamo a seguire le orme della parte peggiore, ha invece capito molto meglio di noi come si fa a evitare in un sol colpo pirateria, infrazioni del copyright e riduzione dei profitti per gli artisti. Per farla breve, Baidu (che è il gigante del search in Cina) ha siglato un accordo con One-Stop-China, una joint venture tra Universal Music Group, Warner Music Group e Sony BMG, per effetto del quale la stragrande maggioranza del traffico illecito di musica in Cina è destinato a scomparire. Si tratta di 450 milioni di utenti, non di un paio di decine di milioni come in Italia, dei quali tra l’altro è solo una porzione a essere interessata alla musica online. Si tratta di cinquecentomila brani, non uno. Di questi, racconta il quotidiano, circa il 10 per cento saranno in mandarino e cantonese e saranno ospitati direttamente dai server di Baidu, dai quali potranno essere scaricati e ascoltati in streaming in piena libertà su Ting, l’apposita piattaforma musicale predisposta. Baidu – chiarisce il Times - pagherà un margine alle label ogni volta che un brano viene scaricato o eseguito in streaming. E pagherà anche una parte delle revenue pubblicitarie se queste supereranno una certa quota. Provvederà altresì a fornire alle label un certo supporto promozionale. Non sono stati resi noti i termini economici esatti dell’accordo, ma tant’è. In una parola, ora quella stessa musica che la IFPI stimava essere al 99 per cento illegale in Cina diventerà improvvisamente, come per magia, legale. Se si pensa che nel 2009 i profitti dell’industria fonografica in Cina sono stati di 75 milioni di dollari in confronto ai 4,6 miliardi degli USA e se si tengono a mente le debite proporzioni in termini di anime, a guadagnarci sono stati in tre: l’industria fonografica, gli artisti e, ultimo ma non meno importante, la gente. Ora sarà contento anche il trade representative degli USA, che a febbraio aveva additato Baidu come uno dei 33 “mercati noti” nel mondo per pirateria e contraffazione di materiale audiovisivo. Ora, Baidu potrà sbizzarrirsi a togliere tutti quei link pericolosi, come quelli che hanno incastrato Yahoo!, in quanto non ce ne è più alcun bisogno. Insomma, il paradosso dei paradossi: la Cina innesta la marcia e si svincola dal fango, dimostrando al mondo che pur essendo quel che è come paese è capace di assecondare i nuovi linguaggi e i nuovi meccanismi disposti dalla Rete, mentre l’Italia si appresta a realizzare ex-novo quel che la Cina ha appena dismesso. Pensateci, chissà, magari dopo un buon bagno di mare, una bella sciata o una bella lezione di vela al lago, forse le idee potranno schiarirsi ed evitare di farci fare la figura dei peracottari, persino di fronte alla chiusa, totalitaria e riservatissima Cina.

Fonte: The New Blog Times - Marco Valerio Principato