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lunedì 2 maggio 2011

Bin Laden, per i cyber-criminali è un'esca sul web immagini false per rubare dati


Dietro presunte immagini di Osama, siti malevoli pronti a infettare i computer degli utenti. Ma anche pagine Facebook con video inesistenti di torture al leader di Al Quaeda, realizzate per trafugare dati. Sono solo le ultime trovate di criminali informatici, capaci di sfruttare ogni tema di cronaca per ottenere informazioni e accessi

Bin Laden non è più una minaccia, ma la sua immagine sì, almeno su internet. Sul web sono attivi siti malevoli che sostengono di possedere la ricercatissima ultima foto dello sceicco del terrore: in realtà si tratta di esche, realizzate per attirare utenti, rubare i loro dati personali e ottenere accesso ai pc. Secondo Fabio Assolini, esperto di sicurezza IT di Kaspersky, sono già presenti sul web delle immagini, reperibili con una semplice ricerca con Google, che una volta cliccate rimandono a domini maligni. I browser di ultima generazione sono in grado di avvertire l'utente dell'inaffidabilità di queste pagine, ma i cybercriminali sono sempre un passo avanti. Per l'utente l'unico modo di proteggersi adeguatamente resta informarsi. Attenzione quindi ai siti non noti e a quelli dal comportamento sospetto.

Attenzione anche ai social network. E' sempre Kaspersky a lanciare l'allarame Bin Laden anche sull reti sociali, in particolare Facebook: sarebbe presente sul network un'inserzione sponsorizzata, che rimanda a un presunto "video delle torture". Cliccando sul link truffaldino ci si ritrova però su una pagina in cui si è invitati a lasciare un messaggio per avere maggiori informazioni. Da lì in poi, i dati di accesso dell'utente sono in pericolo. E' opportuno evitare di cliccare sul link a priori, anche perché al momento, non esiste nessun "video delle torture".

Senza scrupoli. Anche la recente scomparsa di Liz Taylor e la tragedia dello tsunami in Giappone sono state utilizzate da malintenzionati come "cavalli di Troia" per accedere a dati e computer. Una serie di link collegati a presunte "ultime notizie dal Giappone" in realtà nascondeva attacchi ai pc degli utenti. Da non considerare attendibili neanche siti web o "spam nigeriano" che richiedevano l'invio di soldi per far fronte alla distruzione del paese nipponico.

Fonte: Repubblica.it