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venerdì 6 maggio 2011

Basta un giorno offline è sindrome da vuoto digitale


Il test su mille universitari di tutto il mondo lasciati per 24 ore senza cellulari, web e tv. Molti dei partecipanti hanno definito crudele lo studio dell'ateneo del Maryland: "Il silenzio mi stava uccidendo". La coordinatrice: le relazioni sociali dei giovani viaggiano attraverso le tecnologie. Senza connessione si sentono persi

"IL senso del nulla mi ha invaso il cuore. Una leggera tensione mi avvolge. Sento di aver perso qualcosa di importante". Parole affidate a un taccuino di carta: il ventenne che le ha scritte è infatti rimasto senza cellulare, Internet, musica, televisione. Con il vecchio telefono fisso e l'ancor più vetusto libro non più in grado di riempire le ore di un giovane assuefatto agli stimoli digitali. Molti degli universitari che hanno partecipato all'esperimento dell'università del Maryland lo hanno definito "crudele". Ventiquattr'ore senza alcuna connessione hanno ispirato ai mille giovani di dieci paesi in cinque continenti sentimenti ovunque simili: "Ero ansioso, irritabile, mi sentivo insicuro", "Avevo un tale bisogno di collegarmi, riuscivo a controllarmi a fatica", "Mi sentivo solo", "Il silenzio mi stava uccidendo", hanno scritto alcuni dei partecipanti al test nel diario che i ricercatori avevano chiesto di tenere aggiornato durante le 24 ore. E ancora: "Avevo l'impressione che mi fosse stato amputato un braccio", "Stavo seduto sul letto, non avevo nulla da fare", fino ad arrivare a: "Sentivo continuamente il bip del messenger nelle mie orecchie, era un'ossessione". Il risultato dell'esperimento americano "The world unplugged" è chiaro come il sole: senza una connessione non sappiamo più vivere, esattamente come Charlie Brown senza la sua coperta. L'anno scorso lo stesso test, condotto su un numero ridotto di studenti, aveva dato lo stesso esito. "Le relazioni sociali dei giovani oggi viaggiano attraverso la tecnologia. Questi ragazzi sono cresciuti con una connessione sempre disponibile" dice senza ombra di stupore Susan Moeller, coordinatrice della ricerca e direttrice dell'International Center for Media all'università del Maryland. Il 100% dei ragazzi coinvolti nell'esperimento, d'altra parte, ha un telefonino, l'85 un computer proprio e la maggioranza (59%) ha mosso i primi passi su Internet prima dei dieci anni (il 18% addirittura prima dei cinque anni). Arrivati all'università, questi ragazzi cresciuti con l'interruttore su "on" passano fra le 3 e le 4 ore al giorno in rete nel 42% dei casi e fra le 5 e le 6 ore al giorno nel 25% dei casi con un'unica, incontrastata attività preferita: la socializzazione. Il tempo trascorso ogni giorno in collegamento con un social network è infatti di due ore in media. Fra i dieci paesi testati, gli Stati Uniti sono risultati il paese col più forte stato di assuefazione alla tecnologia, ma i dati sono sorprendentemente omogenei fra i cinque continenti. Al 23% dei ragazzi americani che si definiscono "dipendenti" da computer, tv e telefonini, fanno riscontro i 20% del Messico, i 19% del Libano, i 14% dell'Uganda e all'ultimo posto i 12% dell'Argentina. Lasciati soli con un libro in mano, un telefono fisso o la possibilità di incontrare gli amici di persona, alcuni giovani (in media uno su cinque) sono riusciti ad apprezzare la giornata anche se priva di corrente elettrica. Il record dei soddisfatti si trova in Uganda (36%) seguita dalla Slovacchia (27%). "Alla fine - scrive uno dei pochi ragazzi che hanno apprezzato il test - ho provato un senso di liberazione e di pace". Incapaci invece di concentrarsi su una pagina di carta Argentina e Hong Kong, dove solo il 16% dei giovani ha definito con parole positive la giornata con la spina staccata. Oltre a richiedere un grande sforzo di volontà, passare un'intera giornata senza apparecchi accesi è anche difficile dal punto di vista pratico. Molti dei ragazzi che hanno partecipato allo studio hanno ammesso nel loro diario di essersi trovati davanti a schermi e altoparlanti senza poter fare nulla per evitarli, o di essere stati costretti a usare la mail per ragioni di lavoro. "Sono sceso nella metro - scrive un ragazzo - e quando ho alzato gli occhi tutto quel che ero riuscito a evitare fino ad allora mi ha investito: uno schermo al plasma con il telegiornale. Ho cercato di allontanarmi, ma non posso negare di aver ascoltato le notizie".
La maggior parte dell'informazione sull'attualità, ha osservato anche lo studio, arriva ai giovani universitari tramite i siti di posta elettronica o i social network. Tra i quali Facebook la fa sicuramente da padrone. "Le mie dita si muovono da sole, digito "Facebook" quasi senza accorgermene" confessa un ragazzo. "Durante queste 24 ore ho sognato che stavo chattando su Facebook" ha scritto nel suo diario un'altra cavia rimasta senza l'ossigeno dei social network. In alcuni casi le giovani cavie sono state le prime a stupirsi della loro reazione. "È stata una sgradevole sorpresa. Mi sono accorto dello stato di costante distrazione in cui mi trovo" ha scritto un giovane. "Mi sentivo solo e depresso e mi sono messo a fissare il muro" ha commentato un altro. "Dal mio punto di vista, è l'unica cosa che si possa fare oggi senza tv, pc o cellulare".

Fonte: Repubblica - Autore: Elena Dusi