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mercoledì 20 aprile 2011

Informatici Senza Frontiere



E' l'associazione che porta in zone disagiate la tecnologia come strumento di cooperazione e sviluppo



Poco più di sei anni fa nasce in Veneto una onlus con un obiettivo ambizioso: ridurre il digital divide nel mondo. Il nome del gruppo la dice tutta: «Informatici senza frontiere». L’associazione utilizza conoscenze e strumenti informatici per aiutare concretamente chi vive situazioni di emarginazione e difficoltà. I progetti partono dall'Italia ma coinvolgono diverse regioni in tutto il Pianeta. In particolare si cerca di portare l’innovazione lì dove può realmente rappresentare un passo verso il miglioramento degli stili di vita, sia sotto il profilo umano che sociale.Informatici senza frontiere conta più di dieci sezioni regionali, dal nord al sud, una rete che permette di trasformare le tante idee in progetti fattibili e reali. Il 9 e 10 Aprile si è tenuta a Mondaino in provincia di Rimini, l’assemblea nazionale 2011, che è stata l’occasione per presentare i progetti cardine del gruppo. Spiccano tra gli altri «Abc Computer» e «Open Hospital». Il progetto «Abc Computer», nato grazie alla collaborazione con l’associazione Linux Trent, e il Comune di Trento, ha l’obiettivo di favorire l’avvicinamento all’utilizzo del software libero e di una primaria alfabetizzazione nell’utilizzo del PC. Tutto questo è reso possibile da un’aula aperta dove, secondo giorni e orari prestabiliti, è possibile muovere i primi passi grazie all’ausilio di alcuni volontari qualificati. Attraverso il progetto è stata anche istituita la figura del Referente Regionale per l’Alfabetizzazione. Ad oggi i corsi attivati sono 16 dal Trentino alla Puglia.«Open Hospital» è un progetto che nasce dall’incontro tra i fondatori di Informatici Senza Frontiere e il dott. Mario Marsiaj, che da oltre 40 anni coordina e sostiene l’ospedale St. Luke di Angal in Uganda. L’obiettivo è quello di fornire alle strutture cliniche nei paesi poveri e in via di sviluppo, un sistema informatico (Open Hospital appunto) che permetta di effettuare le operazioni gestionali quotidiane, dalle schede cliniche alla fornitura di medicinali nel magazzino. A distanza di tre anni Open Hospital viene ancora utilizzato ed è presente in altre realtà ospedaliere tra cui Kenya, Afghanistan, Benin e Congo. Inoltre, presso l’Università di Bari, sono stati attivati due percorsi di stage con tesi di laurea incentrati sullo sviluppo di nuove implementazioni di Open Hospital, come servizi via sms e attivazione di webcam. Nelle parole di Antonio Savarese, recentemente nominato Responsabile Comunicazione di Isf, gli obiettivi per il futuro. «Aiutare i disagiati sociali a stare meglio - ha sottolineato - attraverso l’apporto delle nuove tecnologie. L’associazione ha già raccolto un primo successo, da realtà locale si è trasformata in un cantiere di progettazione nazionale e internazionale. Siamo in continua crescita. Il prossimo passo è quello di coinvolgere sempre di più le istituzioni e le associazioni presenti sui luoghi di intervento, in modo che i progetti realizzati continuino a vivere anche dopo il nostro ritorno in Italia».