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sabato 30 aprile 2011

In Italia ci vuole l’ora di sicurezza informatica

I dati di settanta milioni di utenti di Playstation Network sono caduti nelle mani di un hacker. Almeno così pare. Sony ha precauzionalmente chiuso il servizio e ha messo in mano tutto a una società specializzata in sicurezza informatica per tracciare il perimetro di una violazione ai propri sistemi di cui ancora adesso non si conosce bene l’entità. Infatti, non è ancora chiaro se a finire su qualche hard disk in giro per il mondo siano solo i dati anagrafici e le password (cosa di per sé già gravissima) o addirittura anche i dati relativi alle carte di credito. Questo non è successo all’ultimo sito di e-commerce ma a Sony Computer Entertainment, una multinazionale della tecnologia che senza dubbio ha implementato severi protocolli di sicurezza. Vuol dire che può accadere a chiunque. Infatti la vulnerabilità dei sistemi è l’uomo stesso: se qualcuno può entrare sui dati per scopi leciti, potrà farlo anche per scopi illeciti. Avere grandi banche dati ammassate e digitalizzate è un bottino troppo ghiotto per chi vuole, in un colpo solo, accedere ai dati personali del prossimo, anzi di qualche milione di “prossimi”; e per ogni stratagemma di difesa architettato ci sarà una contromossa degli hacker. C’è da tremare al solo pensiero che analogo trattamento possa capitare ai dati di PayPal o di iTunes. Partita persa? No, ma sicuramente partita in corso, da giocare senza mettere la testa sotto la sabbia. Ecco una proposta concreta, seria, attuabile: inserire nei programmi scolastici di elementari, medie e superiori qualche ora (all’anno) di sensibilizzazione sulla sicurezza informatica, sulla gestione della privacy e su una buona politica di utilizzo degli account e delle password. Se questi argomenti entrassero nei programmi ministeriali, metà del problema sarebbe risolto, perché si insegnerebbe ai nostri giovani a non fidarsi ciecamente delle tecnologie e neppure a temerle aprioristicamente. Appoggiandosi a consulenti esterni (e con la volontà politica) un progetto di questo tipo si può fare con costi contenuti. E magari l’occasione può diventare un momento importante di formazione anche per qualche insegnante che su questo fronte – non foss’altro per motivi generazionali - brancola nel buio.

Fonte: Dday.it