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lunedì 18 aprile 2011

Domscheit-Berg: "Giornalisti più responsabili grazie ai leak"

L'ex braccio destro di Julian Assange al Festival del giornalismo di Perugia
A volte ci sono assenze che contano quanto le presenze. Ieri, al Festival del giornalismo di Perugia, all'interno di un doppio panel durato quattro ore si è parlato a lungo di Wikileaks e di come l'enorme impatto avuto nell'ultimo anno dall'antesignano dei siti di indiscrezioni abbia portato a porsi parecchie domande sulla figura e sul ruolo stesso dei media tradizionali. Il convitato di pietra era Julian Assange, il fondatore di Wikileaks, il cui ingombrante fantasma è stato più volte evocato dai relatori; sul palco c'era invece il suo ex braccio destro Daniel Domscheit-Berg che, alla fine dello scorso anno, assieme ad altri collaboratori ha dato il via a uno scisma che ha portato alla creazione di Open Leaks, una piattaforma di divulgazione di informazioni per molti versi simile a Wikileaks, ma con alcune importanti differenze. La principale, è il fatto che Open Leaks fungerà solo da “buca delle lettere”, non pubblicando direttamente i documenti ma limitandosi a mettere in contatto la fonte dei leak con chi può divulgarli. Abbiamo intervistato Domscheit-Berg per capire a che punto è lo sviluppo della piattaforma, quali sono i suoi attuali rapporti con Assange, e cosa pensa del rapporto fra giornalismo e siti di leak.


Il sito Open Leaks.org è online ormai da un paio di mesi. Quando pensate di cominciare davvero a essere operativi? Avete già ricevuto delle indiscrezioni da qualche fonte?

No, anche perché non abbiamo ancora implementato la procedura di invio dei documenti. Siamo un po' in ritardo sulla tabella di marcia, ci stiamo però coordinando coi nostri partner e a breve renderemo disponibili nuovi contenuti sul sito. Credo che dovremmo essere pronti in un paio di settimane, salvo contrattempi.Perché avete scelto di non pubblicare direttamente i leaks, come fa invece Wikileaks? Farete comunque un lavoro di verifica del materiale ricevuto? Non pubblicheremo direttamente e non verificheremo i leak perché solo l'azione di filtraggio richiederebbe un'enorme mole di lavoro e ci sottoporrebbe a una pressione e una responsabilità eccessive. Il rischio di ricevere e pubblicare materiale non autentico, la cui pubblicazione potrebbe screditarci sarebbe troppo alto.Crediamo che ciascuno debba fare quello che sa fare meglio. Noi mettiamo a disposizione la piattaforma tecnologica e lasciamo il lavoro di filtro e verifica ai nostri partner, che sono composti per metà da giornali e metà da Ong.

Ma non c'è il rischio, senza un filtro preventivo, di passare ai giornali principalmente di notizie false? A

ssange ha dichiarato una volta che il 90 % del materiale ricevuto da Wikileaks era spazzatura. Non penso che i numeri citati da Assange siano realistici, è solo una forma di propaganda; una scusa per non pubblicare tutto il materiale che si ha a disposizione. Puoi tenerlo nel cassetto e dire che sei troppo impegnato e non hai ancora trovato il tempo di visionarlo. Di recente il suo ex socio l'ha definita un “pericoloso imbroglione”.

Sembrano davvero lontani i tempi in cui eravate due giovani idealisti che volevano cambiare il mondo insieme. Cosa è successo, cosa si è rotto fra voi?

Lui puoi dire quello che vuole, mente in continuazione, ha detto che mi ha fatto causa, mi ha accusato di aver rubato dei documenti. Sono tutte bugie. Non mi interessa quello che dice. L'idealismo era giusto, io sono ancora idealista, semplicemente non intendo più avere a che fare con qualcuno che è totalmente irresponsabile e assolutamente non professionale.

Quindi non avete più alcun tipo di contatto?

Nessuno.

Pensa che la sua uscita così traumatica dalla sua ex organizzazione possa avere un impatto negativo sull'esordio di Open Leaks?

No, non penso che avrà effetti negativi. Anzi, i primi feedback che ho ricevuto finora sono stati molto positivi. Penso che chiunque rifletta in modo serio sui temi dei leak e della trasparenza capisca perché ho lasciato Wikileaks e fondato Open Leaks. Coi miei nuovi soci stiamo cercando di trovare un approccio sostenibile ai leak, qualcosa che duri nel tempo e non penso affatto che sia quello che sta facendo Julian.

Uno dei temi più dibattuti, qui al Festival di Perugia è stato il rapporto fra il giornalismo e i siti di leak. Ci si è chiesti se siti come Wikileaks e Open Leaks possano in qualche misura rendere i giornali superflui. Lei cosa ne pensa?

Credo che non solo non li renderanno superflui, ma metteranno molto più materiale a disposizione dei giornalisti, grazie al fatto di usare un meccanismo digitale invece che analogico per attingere alle fonti. E renderanno i professionisti dell'informazione più “responsabili” di fronte al lettore, dato che il materiale grezzo da cui è stata attinta la notizia è disponibile online e chiunque può rendersi conto di come è stato trattato.

Questo è senz'altro vero nel caso di Wikileaks, che rende disponibile a tutti il suo archivio. Ma nel vostro caso, dato che la vostra funzione solo quella di “buca delle lettere”, ovvero di intermediario fra la fonte del leak e i giornali o le Ong, questo non è più possibile...

Non è così, il materiale viene reso disponibile, ma dai nostri partner. Non può in nessun caso essere tenuto nel cassetto e la fonte può scegliere a chi affidare il rilascio dei documenti, darli in esclusiva a un media di cui si fida e fissare un certo intervallo di tempo entro cui il materiale deve essere pubblicato. Al termine di questo periodo, se non è stato ancora pubblicato nulla, il materiale verrà dato a un'altra organizzazione. Tutto verrà comunque messo online, solo che non saremo noi a farlo.