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martedì 26 aprile 2011

Con Google Scholar solo risultati "autorevoli"


Un nuovo strumento per la didattica del motore di ricerca: permette di navigare tra articoli, tesi, testi e documenti di provata attendibilità
Internet è da tempo il principale strumento didattico usato dagli studenti, sia per realizzare ricerche, sia per trovare comode scorciatoie a un più faticoso lavoro di studio. In ogni caso, il problema dei problemi resta lo stesso: riconoscere l'autorevolezza e l'attendibilità del materiale trovato, quasi sempre attraverso l'interrogazione di un motore di ricerca. E' proprio Google che si fa carico di una soluzione, proponendo in questi giorni un nuovo servizio che consenta di navigare attraverso un'attenta selezione di testi accademici, tesi di laurea, volumi di biblioteca. La nuova voce a disposizione degli utenti si chiama Scholar, ed è raggiungibile sulle interfacce di tutte le lingue con un clic sul menu “Altro”, sebbene al momento sembri restituire in maggiore quantità risultati in lingua inglese. Il motore di ricerca descrive la nuova funzione come “un modo semplice per effettuare un'ampia indagine sulla letteratura accademica”. “Con un unico servizio - si legge nella pagina di spiegazione allestita da Google, - si possono effettuare ricerche tra molte discipline e fonti: documenti approvati per la pubblicazione, tesi, libri, abstract e articoli di case editrici accademiche, ordini professionali, database di studi non ancora pubblicati, università e altre organizzazioni accademiche”. Alle spiegazioni si aggiunge l'appello agli editori e alle biblioteche perché collaborino con chi deciderà di usufruire del servizio, mettendo a disposizione i propri testi per la ricerca. Agli editori, in particolare, il gigante di Mountain View garantisce il controllo sull'accesso ai loro articoli, ma chiede anche che agli utenti Google sia offerto un “abstract esauriente”. Arrivano rassicurazioni anche per quanto riguarda il rispetto del diritto d'autore, già fonte di numerose incomprensioni tra il motore di ricerca e il mondo dell'editoria nel caso di Google Books.
”È nostra prassi rispondere a tutte le comunicazioni relative a presunte violazioni del copyright che risultano conformi alla Legge sul copyright Digital Millennium (DMCA)” mette nero su bianco BigG. Alle biblioteche, Google offre un programma di collaborazione che consenta anche agli iscritti delle singole realtà cittadine di ottenere benefici nella ricerca di testi: “Gli utenti delle scuole che partecipano – si spiega nella pagina di descrizione del servizio - visualizzano ulteriori link nella pagina dei risultati della ricerca di Google Scholar che facilitano l'accesso alle risorse delle rispettive biblioteche”. Questi link indirizzano ai server della biblioteca che, a loro volta, indirizzano gli utenti al testo completo dell'articolo. Non tutti i sostenitori del web approveranno questo nuovo servizio. Internet è sempre stata vissuta come un luogo potenzialmente alternativo all'accademia, proprio per le sue caratteristiche di intrinseca anarchia e di libertà da qualunque gerarchia delle fonti. E tuttavia, l'uso talvolta spensierato di Wikipedia, che pure ha conquistato nel tempo una discreta affidabilità, o di altri siti molto più improvvisati, ha già dato alcuni discutibili frutti in ambito scolastico e persino universitario, come è stato più volte denunciato dai docenti. Possiamo immaginare che Internet conserverà tutta la sua brillante capacità innovativa anche se si doterà di strumenti di selezione del suo ormai illimitato bagaglio di informazioni, con il vantaggio che il tempo da dedicare alla ricerca online su alcuni argomenti potrebbe essere davvero ridotto, grazie a una scrematura fondata su giusti criteri. E gli insegnanti potranno assegnare ricerche sul web senza temere che, digitando la parola “Messalina”, i ragazzi trovino tra i risultati anche discutibili reinterpretazioni della vita della matrona Romana.

Fonte: La Stampa - Autore: Claudio Leonardi