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domenica 13 marzo 2011

Wi-Fi Day 2011: la marcia del Wireless libero riparte da Genova


E al Senato circola una bozza di disegno di legge per inserire il riconoscimento nella Costituzione di Internet come diritto del cittadino

Fra i membri del Senato circola una proposta di disegno di legge che potrebbe portare a inserire la tutela e la promozione di Internet nella Costituzione, inserendo un nuovo articolo che recita, fra l’altro, “la Repubblica riconosce e promuove l’accesso alle reti informatiche con investimenti infrastrutturali e formazione”. Lo ha rivelato il senatore Enrico Musso, membro del gruppo interparlamentare Internet 2.0, a margine dell’incontro destinato a celebrare il Wi-Fi day 2011, promosso dall’associazione genovese Cittadini Digitali per diffondere la cultura e la pratica dell’accesso a Internet in modalità wireless nel nostro Paese.La città ligure è stata peraltro una delle poche a non aderire alla campagna “Sveglia Italia” promossa dalla rivista Wired con l’obiettivo di portare il wi-fi gratuito in almeno 150 città italiane. A Genova esistono delle isole wi-fi a cui ci può collegare in forma onerosa (12 euro per la zona del Porto Antico, 5 per la biblioteca civica); si tratta però di una filosofia diversa da quella dell’accesso gratuito patrocinata da Wired, e che sfrutta la tecnologia messa a punto da un gruppo di appassionati di tecnologia, auto denominatisi Green Geek.“Quando ci siamo messi in testa di portare il wi-fi libero a Milano - ha spiegato il coordinatore nazionale dei Green Geek, Mauro Lattuada – ci siamo trovati davanti a una serie di problemi di tipo tecnico e burocratico, compresa la reazione seccata dei provider che ci hanno accusati di fare concorrenza sleale. Dovrebbero invece capire che i cittadini che riusciremo ad avvicinare a Internet tramite le reti wi-fi sono dei futuri potenziali loro clienti”. La soluzione ideata dai Green Geek - che assieme a vari enti ed aziende hanno dato vita all’associazione Asso Wi-Fi - per fornire connettività aggirando i limiti del decreto Pisanu (modificato ma mai del tutto abrogato), si basa sulla presenza di antenne da poche centinaia di euro che irradino il segnale per un raggio limitato e sulla creazione di una rete criptata di tipo Vpn attraverso la quale effettuare la procedura di registrazione. L’identificazione vera e propria di chi si connette a Internet in questo modo, viene invece gestita mediante una chiamata telefonica (senza risposta, per evitare costi) dal numero di cellulare indicato nel modulo di login. In questo modo, la Sim del telefono diventa strumento di autenticazione sostitutivo della carta di identità. Tramite questa procedura, tutti i cittadini dei Comuni aderenti all’iniziativa dei Green Geek dovrebbero poter navigare gratis per un’ora al giorno, all’interno di isole wi-fi dedicate.“Il secondo step - ha proseguito Lattuada – sarà l’implementazione del single sign-in, un sistema di accesso univoco, che consenta a chi si connette mediante i nostri hot spot wi-fi, di usare la stessa password e lo stesso nome utente, sia che si trovi a Milano, a Genova o in altre località della penisola”. Affinché la marcia del wi-fi libero prosegua spedita, bisogna però che vengano superate resistenze non soltanto di tipo tecnico, ma anche culturale. “Abbiamo bisogno di una cultura di Internet pubblico – ha dichiarato l’avvocato Guido Scorza, esperto di diritto digitale – altrimenti rischia di ripetersi quanto accaduto sul piano del diritto d’autore. Bisogna intendersi su che cosa è Internet: se è un diritto fondamentale del cittadino l’implementazione della possibilità di accesso, viene prima dell’interesse privato delle società di comunicazione”. Non avrebbe senso perciò, in quest’ottica, parlare di “concorrenza sleale”. Bisogna però tener conto delle legittime preoccupazioni di chi combatte il cyber crimine e vuole poter essere in grado di rintracciare gli autori di illeciti via Web. Funzionari della polizia postale presenti all’incontro di Genova hanno ricordato un recente caso di stalking online avvenuto proprio nella città ligure. In quell’occasione l’aggressore si connetteva da un Internet Point, e la sua identificazione fu resa possibile dalle procedure di identificazione imposte dal “famigerato” decreto Pisanu.