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lunedì 28 marzo 2011

Psicologia, l'esperto: cresce dipendenza da aggiornamento tecnologico


E' in aumento la dipendenza da 'aggiornamento tecnologico' che colpisce soprattutto i maschi tra i 35 e i 55 anni. Una 'schiavitù' che, il più delle volte, nulla ha che fare con il lavoro o con necessità concrete. "Queste persone non possono fare a meno di aggiornarsi continuamente e di dotarsi dell'ultima novità, perché per loro la tecnologia è un'estensione della propria mente, una parte di sè: non hanno scampo, sono costretti a seguire il mercato", spiega all'ADNKRONOS Tonino Cantelmi, docente di psicologia dello sviluppo dell'università Lumsa di Roma, nel giorno in cui si apre la corsa all'acquisto dell'iPad 2. I nuovi 'schiavi' dell'hi-tech "rappresentano un mercato inesauribile per l'industria, perché sono costretti ad aggiornarsi, non possono farne a meno, visto che questi strumenti sono parte integrante della loro personalità". A essere più a rischio dipendenza sono quelli della generazione di mezzo, non certo i giovanissimi che sono nati nell'immersione digitale, i cosiddetti 'nativi digitali'. I frustrati dal continuo aggiornamento hi-tech sono i "35-55enni, adulti, molto affascinati dalla tecnologia, obbligati a una corsa senza fine". Non si tratta solo di professionisti, "sono individui che colmano un loro bisogno di identità, che usano la tecnologia al di là del concreto bisogno di utilizzarla". Il fenomeno "riguarda uno su 4 dei grandi utilizzatori di Internet della fascia di età di cui abbiamo parlato. In pratica sono 'schiavi della loro identità tecnologica'. Si identificano con gli strumenti che usano. Al di là delle parole basta guardare ciò che accade anche in ambienti dove le possibilità di distrarsi sono moltissime. E' sufficiente osservare le persone che in vacanza, in settimana bianca ad esempio, restano connessi alla Rete con i diversi strumenti. Il numero di queste persone è impressionante". Ma si tratta di un disagio? "Sicuramente non riuscire a fare a meno di 'tecnomediare' la propria realtà è un disagio. E' una specie di droga tanto che, quando non si riesce a 'mettersi in rete', si hanno vere e proprie crisi da 'tecnoprivazione", conclude Cantelmi.
Fonte: FuturWeb

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