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martedì 21 dicembre 2010

2010, l'anno del boom del social business


2010 è stato senz'altro l'anno del consolidamento del business dei social network, in forme e modalità diverse. Sulla cresta dell'onda ormai da qualche anno, le metriche di tutti i più grandi servizi di social networking sembrano non avere limiti. Chi avrebbe pronosticato, anche solo un anno fa, che Facebook avrebbe sfiorato 600 milioni di iscritti, che Twitter ne abbia oggi quasi 200 milioni che si scambiano 100 milioni di messaggi al giorno? Chi avrebbe detto che una società nata appena due anni fa, come Groupon, abbia rifiutato una proposta di acquisizione da parte di Google per oltre 5 miliardi di dollari, preferendo rimanere indipendente? Eppure tutto ciò è successo e sta succedendo. Chi scommetteva sullo scoppio della bolla del social web, dovrà quanto meno attendere il 2011, ma certamente per quest'anno la previsione si è rivelato molto più che sbagliata. Dal punto di vista dei numeri finanziari, la bolla si sta gonfiando ancora, eccome se si gonfia! Esploderà? Lo vedremo nei prossimi mesi. Per quello che invece è stato il 2010 i venture capital non si sono certo risparmiati nel volersi accaparrare una fetta di queste società, a valutazioni considerate folli anche solo pochi mesi fa. Una piccola parte delle azioni di Twitter è passata di mano, dopo un'asta feroce, a 3,7 miliardi di dollari di valutazione dell'intera società, portando nelle casse di Twitter 200 milioni di dollari da investire per il proprio sviluppo. Facebook non ha bisogno in questa fase di ricorrere a nuove fonti di finanziamento, ma per ritardare il più possibile la quotazione in borsa e quindi evitare di rivelare dati finanziari e sulla società che si preferisce al momento mantenere riservati, per un vantaggio competitivo nei confronti della concorrenza, i dipendenti di Facebook possono liquidare parte delle loro quote, fino ad un milione di dollari di valore, certi che il mercato dei venture sia pronto a comprare. DST, Digital Sky Technology, il colosso finanziario russo che investe su startup ad alto potenziale e ad alta capitalizzazione, ha in questo modo raccolto diversi punti percentuali del capitale di Facebook, pur non comprando più nei mesi scorsi, quando la capitalizzazione del network sui mercati secondari dove scambiano azioni solo gli investitori istituzionali, dicono che Facebook valga oggi 40-60 miliardi di dollari. Facebook e Twitter non sono le uniche aziende non quotate ad aver raggiunto dimensioni notevoli. Groupon, ancora poco nota in Italia seppur sia presente con i suoi servizi in oltre 40 città italiane, da Chicago in soli due anni ha costruito un business di successo e si è permessa di rifiutare 5 miliardi di dollari messi sul piatto da Google poche settimane fa. Pazzi? Con una società che cresce del 50% al mese e che ha già un flusso di cassa positivo, forse non è così folle pensare di attendere ancora alcuni mesi e lanciare una offerta pubblica di vendita per andare direttamente sul mercato. Anche tra i più piccoli c'è comunque fermento. Tumblr sembra essere oggi l'azienda di blog più promettente, se proprio alcuni venture hanno investito recentemente oltre 25 milioni di dollari per farla crescere ancora. Il tasso con cui l'azienda si è sviluppata nel 2010 - +600% di traffico, circa 10 milioni di blog attivi e oltre 1,2 miliardi di pagine viste al mese - pur in assenza di ricavi sostanziali, giustifica probabilmente un investimento simile. Su Foursquare si è parlato molto e anche l'azienda dell'applicazione geolocalizzata ha rifiutato di vendersi al miglior offerente e ha preferito raccogliere 20 milioni di dollari e continuare a svilupparsi e crescere, scommettendo sul futuro. Cosa ci riserverà il 2011? Difficile dirlo, ma altrettanto difficile è pensare che la crescita del social web possa avere una battuta di arresto. Il consumo di internet mobile è destinato a decollare, portando con sé un pubblico aggiuntivo, che si collega in momenti diversi della giornata, grazie a smartphone sempre più economici e al nuovo boom dei tablet, vedi iPad, prossimo a scoppiare nel nuovo anno. Con queste premesse è possibile scommettere contro? Direi proprio di no. Del resto l'ultima società internet arrivata sui mercati finanziari, mail.ru, è passata da 5 a 8 miliardi di dollari di capitalizzazione in circa un mese di contrattazioni. Qualcosa vorrà pur dire, no?

Fonte: Daily Wired - Blog Social Money di Luca Conti