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venerdì 8 ottobre 2010

Sono sul Web sette bimbi su dieci


Le mamme italiane che mettono in Rete foto dei figli piccolissimi sono il 68% secondo un'indagine di AVG. E il 14% pubblica già l'ecografia
I bambini ci guardano, si dice, ma, su Internet, siamo piuttosto noi a spiarli, e da quando sono piccolissimi. Una recente indagine di AVG, società specializzata nella sicurezza informatica, ha rivelato che, negli Stati Uniti, il 92% dei bambini che non hanno ancora compiuto due anni è già stato fotografato ed esposto su Internet dalla mamma. Una percentuale che scende nel vecchio continente al 73%, e al 68% in Italia, ma rimane alta. Sarebbero invece solamente il 33%, nel mondo, le mamme che hanno pubblicato online le foto di un neonato (il 26% in Italia). Dalla madre dei Gracchi a Facebook, in fondo non è poi cambiato molto: le mamme espongono volentieri i loro gioielli, appesi nelle mura di casa, incorniciati sulla scrivania d'ufficio e, oggi, nel proprio social network. La nostra vita, d'altra parte, si svolge ormai anche, e non in minima parte, nel mondo virtuale della rete, e sembra naturale che ci si porti appresso i propri affetti. Certo, lascia perplessi che sui quotidiani e sui periodici si trovino i volti dei bambini offuscati e resi irriconoscibili, in nome di una sacrosanto rispetto della privacy dei minori (anche quando siano protagonisti di delitti efferati), e poi siano proprio i genitori a farli posare sulla rete delle reti. E non solo. Sebbene minoritaria (al momento), esiste anche un'avanguardia materna che al proprio figlio crea subito un profilo su un social network (5% la media mondiale, identica a quella italiana) e che gli assegna un indirizzo email (il 6% nel mondo e, sorpresa, addirittura il 7% in Italia). Ma ci sono casi in cui l'identità digitale precede quella legale e anagrafica: stiamo parlando di quei bambini che vengono mostrati in ecografia su internet. Non sono pochi: il 41% negli USA, per una media mondiale del 23%. L'Italia sembra ancora arretrata: solo il 14% delle madri connazionali intervistate ha immortalato il figlio nello stadio fetale. Con il passare del tempo, l'intero percorso vitale di questi bambini resterà ricamato nel tessuto digitale, dall'embrione alla fossa: certo, un bel cambiamento se pensiamo alle evanescenti tracce lasciate dai nostri antenati! Come si sa, su Facebook è possibile confinare i propri dati nella rete degli amici o renderli disponibili anche agli “amici degli amici” e a tutto il web, e oggi, con la creazione dei gruppi, sarà possibile anche diversificare i propri network. Sia pure con modalità e gradi diversi, però, i bambini viaggiano in rete sottoposti a moltissimi occhi indiscreti, e può essere assai difficile tenere sotto controllo la diffusione delle loro foto. Abbagliati dall'esibizionismo innato di ogni pargoletto, potremmo perdere di vista quello che, tra qualche anno, saranno proprio i figli a ricordarci: il diritto al controllo sulla loro immagine. Che i figli siano bellissimi o bruttini (no, va bene, non esistono figli bruttini), sani o malaticci, i genitori devono rendersi conto che, grazie a blog, social network e internet in generale, sono diventati i manager provvisori della loro identità digitale, ma non ne sono i padroni assoluti. In attesa di sentire anche l'opinione dei diretti interessati, forse sarebbe bene attenersi a un comportamento prudente, limitando le manifestazioni di orgoglio materno e paterno ad ambiti più controllabili di un social network, magari affollatissimo.
Non vogliamo necessariamente evocare l'odioso spettro della pedofilia, che pure va considerato perché saccheggia anche album confezionati con sincero amore materno. Forse basta pensare a quando i genitori intrattenevano i nostri amici e le nostre fidanzate/i con imbarazzanti (per noi) tour su vecchi album fotografici, in cui comparivamo imbrattati di omogeneizzati o confezionati in costumi da coniglietto. L'imbarazzo non ha mai ucciso nessuno, è vero, ma forse c'è un limite da non superare. L'infanzia dovrebbe essere per tutti un luogo sicuro. Può esserlo senza un po' di privacy? Per i custodi della dichiarazione dei diritti del fanciullo di Ginevra si apre un fronte nuovo. Quello dell'identità digitale dell'infanzia.
VIDEO
I bambini star di YouTube

Fonte: La Stampa - Autore: Claudio Leonardi