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giovedì 16 settembre 2010

Quando il malware viene dal social network


I social network non portano solo vantaggi ma, come osservato da Panda Security, anche tangibili rischi di infezione, con possibili ripercussioni anche a livello economico

Si è parlato molto dei benefici in ambito business derivato da un utilizzo sapiente dei social network, così come dei potenziali rischi sulla produttività nel caso di abuso da parte dei dipendenti. Un recente studio di Panda Security pone invece l'accento sui rischi per la sicurezza derivanti dai network di tipo sociale: ben un terzo delle Pmi avrebbe infatti sperimentato in seguito all'utilizzo di tali strumenti un drastico aumento delle infezioni da malware, con tangibili ripercussioni anche a livello economico. La ricerca, condotta su un campione di 315 piccole e medie imprese USA, parla chiaro: come risultato dell'utilizzo dei social network, il 33% delle compagnie avrebbe contratto infezioni da malware e nel 35% dei casi ciò avrebbe comportato perdite anche a livello finanziario. In oltre un terzo dei casi si parla di cifre che arrivano a superare i 5.000 dollari, ma ci sono non pochi casi dove si sono superati anche i 100.000 dollari.
Facebook risulta il canale sociale più a rischio, con 62 casi su 100 riconducibili ad esso, mentre Twitter detiene la seconda posizione (38%). Il 23% delle aziende sotto analisi ha inoltre riferito di aver subito violazioni di privacy nei confronti dei loro dipendenti.
Colpisce come le infezioni e le perdite a livello monetario avvengano nonostante la sempre maggior consapevolezza sui rischi legati ai social network e alle misure di sicurezza messe in atto di conseguenza. Il 57% del campione dispone di una policy ben chiara in merito all'utilizzo degli strumenti sociali in ambito lavorativo e in 8 casi su 10 esiste uno staff creato appositamente per controllare la loro effettiva messa in pratica.
Allo stesso tempo però emerge come ben 2 compagine su 3 permettano un uso personale degli strumenti sociali sul luogo di lavoro e attuino uno scarso controllo su ciò che viene scaricato: solo un quarto delle compagnie proibisce infatti formalmente l'installazione di applicativi e l'utilizzo dei giochi.