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mercoledì 8 settembre 2010

"A letto senza pc e telefonino" Ora i ragazzi si puniscono così


Ci sono cose che lasciano il segno. Prendete le sculacciate: l'85 per cento degli americani dice di averle provate da piccoli e il 69 per cento confessa oggi di appiopparle ai propri figli. Niente di nuovo dove non batte il sole? Non proprio: l'età tecnologica sta sconvolgendo tutto anche in fatto di punizioni e negli Usa già s'avanza quello che gli esperti hanno definito "digital grounding". Che cosa vuol dire? Il verbo "ground" viene dal gergo aereonautico e significa letteralmente "costringere a terra" ma nel linguaggio quotidiano vuol dire proibire ai ragazzi di uscire di casa. Era la punizione più temuta che i baby boomers avevano ricevuto dai loro padri e trasmesso ai loro figli: proprio come lo sculacciate. Voti cattivi? Resti in casa e niente amici. Rispondi male a mamma o papà? Chiuso nella tua stanzetta e senza cena. Una punizione diffusissima anche da noi ma che qui in America, dove la patente la prendi a 16 anni, si colorava di un gesto emblematico: ti tolgo le chiavi dell'auto. Beh, nell'era digitale anche il grounding è diventato virtuale. Perché oggi i ragazzi in casa ci starebbero che è un piacere: con i loro Facebook e il loro telefonino. Ma sempre più genitori stanno pensando bene di appioppare la punizione più crudele. Macché chiavi: consegnami il telefonino e spegni quel benedetto computer. Fino a nuovo ordine: cioè a nuova pagella. L'atto di guerra è giustificato dai numeri.
Alla domanda: "Usi Internet e l'email almeno occasionalmente?" il 93 per cento dei teenager americani risponde di sì. E che cosa fanno? Studiano? Cercano notizie? No: vanno su Facebook. Chattano. Si intrattengono con gli amici nella piazza virtuale più grande del mondo: mezzo miliardo di iscritti. Per carità non che Facebook faccia male. Solo che le statistiche dimostrano che più tempo trascorrono su Internet e meno i ragazzi rendono a scuola. Ricordate? Un tempo si spegneva la televisione: oggi nel mirino ci sono il web e i cellulari. Sempre il sondaggio del Pew (un noto istituto di ricerca americano) la dice lunga sul modo che i più giovani hanno di fraternizzare. Al primo punto ci sono i messaggini: nel giro di un anno sono balzati dal 38 al 54 per cento. Resiste la classifica telefonata (50 per cento) naturalmente al cellulare e avanza (37 per cento) l'uso dei social forum. Per vedersi davvero in fondo resta pochissimo tempo: soltanto il 30 per cento della comunicazione con un amico avviene "di persona".Che fare? Ormai la maggioranza dei genitori ricorre all'arma fine di mondo: il 62 per cento toglie ai figli il cellulare. Poi tocca alla consegna della password di Facebook e alla spina staccata al computer. Funziona? Richard Weissbourd, psicologo ad Harvard, dice al "Washington Post" di sì: "È come togliere ai ragazzi un weekend di libertà. È un modo come un altro di privarli delle loro relazioni sociali". E l'autrice della ricerca del Pew, Amanda Lenhart, rincara: "I genitori sanno quanto il cellulare sia vitale per i figli: e li puniscono dove sanno di fare più male". È proprio questo però il problema. Kenneth R. Glissberg è l'autore di una guida per i genitori che ha l'imprimatur dell'Accademia dei pediatri d'America. La parola disciplina, spiega, viene dal greco e significa educare. E quindi ogni azione disciplinare dovrebbe essere inerente alla trasgressione: ti tolgo il cellulare se passi comunque troppo tempo a mandare messaggini e non perché vai male a scuola o hai risposto male alla mamma. "La cosa più semplice è togliere ai ragazzi quello a cui tengono di più: ma questo vuol dire soltanto punire e non educare". Tra genitori, pediatri e figli il dibattito è aperto: e se lo continuassimo su Facebook?