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martedì 22 giugno 2010

P2P reato? No, prestito



Un’altra sentenza si inserisce nel già confuso panorama spagnolo. Sentenza che contribuisce a creare difficoltà interpretative visto che nel Paese è sancito il diritto di link e contemporaneamente si procede al sequestro dei portali di P2P. La sentenza, emessa di recente, stabilisce il principio per cui il file sharing non sia un reato ma il semplice sviluppo di un'abitudine antica: il prestito. Il caso risale al 2005, quando la società di raccolta dei compensi EGEDA (la SIAE spagnola) e la casa di produzione cinematografica Columbia Tristar coinvolgendo la polizia portarono alla chiusura del sito CVCDGO.com e all'arresto delle quattro persone che lo gestivano. L'accusa è sempre la solita, e cioè la pubblicazione di link di contenuti protetti dal copyright sulle reti di file sharing, azione in certi casi aggravata dal fatto che la pellicola non fosse ancora nemmeno uscita nei cinema. Il sito CVCDGO.com, diventato estremamente popolare nel 2004, finanziato dalla pubblicità, era arrivato a collezionare 11 milioni di visite e l'interesse non certo benevolo dell'industria dei contenuti. Ai quattro gestori si contestavano quindi anche finalità di lucro. Dopo 5 anni la sentenza: i quattro di CVCDGO sono innocenti, non hanno commesso alcun reato per il semplice fatto che "scambiarsi" contenuti digitali attraverso il file sharing è un'attività perfettamente regolare e legale come lo è prestare un libro ad un amico. Lo scambio dei contenuti incriminati è avvenuto tra moltissimi utenti contemporaneamente e nessuno ne ha ricevuto un diretto ritorno economico quindi le pretese accusatorie dell'industria decadono e ai quattro admin di CVCDGO va restituito lo status di cittadini liberi e incensurati. Hanno scritto i giudici: "È da tempi antichi che esiste il prestito o la vendita di libri, film, musica e molto altro , la differenza ora consiste principalmente nel mezzo utilizzato: in precedenza c'erano la carta o i mezzi analogici e ora tutto è in formato digitale, la qual cosa permette uno scambio molto più veloce e di maggiore qualità raggiungendo ogni parte del mondo grazie a Internet". Carlos Sanchez Almeida, l’avvocato difensore dei quattro imputati, ha dichiarato che la decisione rappresenta un chiaro messaggio dei giudici al governo, c’è una linea che non dovrebbe essere attraversata e i giudici si sono schierati a difesa della libertà totale su Internet, su cui aleggiano, a suo dire, le ombre delle norme repressive sollevate anche in sede UE.