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lunedì 14 giugno 2010

C'è posta per te dall'aldilà


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Cosa succede a dati, password, mail e soldi on line dei defunti ? Ecco come assicurarsi che non si perdano e li riceva chi vogliamo.
L’evento è stato quasi festoso, sebbene l’argomento non sia dei più ameni. Anzi, a dire il vero, il nome farebbe scappare i più temerari: Digital Death Day. Si tratta della giornata-convegno tenutasi un paio di settimane fa in un posto al di sopra di ogni sospetto, e cioè l’assolata Mountain View, in California interamente dedicata alla morte digitale. O meglio: a cosa succede alle identità online di quegli utenti che, nella loro esistenza reale, passano a miglior vita. Fatti i debiti scongiuri, bisogna prendere atto che si tratta di un fenomeno sociale ed economico in netta crescita: milioni di persone al mondo frequentano siti di social network, possiedono caselle di posta elettronica, giocano online accumulando punteggi e a volte somme consistenti di denaro, detengono account PayPal con cui effettuano pagamenti, scrivono blog, postano messaggi su Twitter e foto su Facebook. Ebbene, si è chiesta una coraggiosa avanguardia di esploratori dell’oltretomba digitale, cosa succede ai dati, ai soldi, alle password di tutte queste persone che vengono a mancare? La risposta è, purtroppo, che non c’è certezza. L’aldilà digitale è una giungla in cui le tracce e le informazioni preziose lasciate dal caro estinto rischiano di perdersi per sempre.Non c’è una pratica standard nell’industria al riguardo. Non ci sono norme su come passare i beni digitali agli eredi” – ha dichiarato Kajuya Hamilin, una delle organizzatrici del convegno. Eppure alcuni di questi beni, oltre ad avere un valore affettivo, spesso corrispondono anche a denaro reale. Recentemente una stazione spaziale virtuale è stata venduta, sulla piattaforma Project Entropia, per 330 mila dollari, segnando un record assoluto nel suo genere. Ma cosa succederebbe in caso di decesso del proprietario? Interrogato dalla BBC, David Simmons, di Project Entropia, ha spiegato che gli oggetti virtuali non possono passare ad altri e che gli eredi possono accedere solo all’account generico del giocatore. Insomma, per anni persone in carne ed ossa investono tempo e denaro in profili e identità virtuali, ma alla fine non sembrano detenere alcun diritto su qualcosa che li riguarda intimamente. E questo vale ovviamente anche per parenti o eredi. Ma dal Digital Death Day sono arrivate, incredibile a dirsi, anche buone notizie. In particolare, proprio per colmare questo vuoto nella gestione dell’aldilà digitale, stanno nascendo servizi online che aiutano gli utenti a far passare i loro dati ad altre persone, che si tratti di password della mail, di messaggi postumi, di account sociali e di soldi. “Con i profili personali che rappresentano un sempre maggior valore emozionale e finanziario, bisogna aspettarsi un crescente mercato di servizi per proteggere, conservare e, in caso di morte o emergenza, organizzare il passaggio di consegne delle proprietà digitali” aveva pronosticato qualche mese fa il sito Trendwatching.com. E così sta avvenendo. Con portali ad hoc. Legacylocker.com, uno dei primi siti del genere, permette di salvare online password e log-in ma anche foto e documenti. Lo si può usare come un deposito sicuro dove immagazzinare e accedere ad informazioni personali; nel contempo, in caso di decesso, il servizio passerà i dati ai beneficiari designati dall’utente al momento dell’iscrizione. Più sfumata la gestione dei dati da parte di Entrustet.com: il sito permette di decidere cosa fare di ogni singolo account sociale o di posta in caso di morte, scegliendo tra due opzioni principali: cancellarlo o passarlo ad un erede. Perché magari si vuol far vivere ancora il profilo di MySpace mentre si preferisce portare nella tomba la casella di posta elettronica e le sue lettere imbarazzanti. Ma c’è anche chi ha previsto la possibilità di inviare messaggi postumi, confessioni di segreti, missive mai spedite in vita. Lo fa DeathSwitch.com che permette di inviare fino a trenta messaggi a dieci destinatari, allegando anche video, immagini e documenti. Al contrario di altri servizi, in cui deve essere un famigliare ad avvisare della morte dell’utente, in questo caso il sistema controlla in automatico se l’iscritto è ancora in vita, inviandogli periodicamente delle email che, nel caso di mancata risposta diventano sempre più concitate. Finché dopo l’ennesimo messaggio senza riscontro, partono le lettere. E se per caso non si è ancora nell’aldilà, ma magari semplicemente in viaggio, buona fortuna.

Fonte: Il Secolo XIX – Autore: Carola Frediani