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venerdì 19 febbraio 2010

Comunicare troppo su Twitter facilita l’opera ai ladri


Comunicare troppo su Twitter e sugli altri social network può risultare pericoloso non solo per la vita sociale, per il lavoro, nonché per i rapporti con la propria partner, ma può anche essere un pericolo per la sicurezza della nostra stessa casa.

Già, perché l’abitudine di aggiornare frequentemente e con dovizia di particolari il proprio status su questi siti, consentendo di tenere traccia in tempo reale del luogo in cui ci trova e dell’attività in cui si è immersi, potrebbe facilitare non solo la localizzazione da parte degli amici, ma anche il lavoro dei ladri, ai quali basterebbe tenere traccia dei movimenti su Twitter e soci per sapere in tempo reale se si è in casa o meno, consentendo loro di progettare con calma e precisione i colpi da mettere a segno negli appartamenti lasciati temporaneamente vuoti dagli avventati internauti.
A sostenere tale tesi è Frank Groeneveld, uno studente olandese ideatore del sito PleaseRobMe.com. Frank, dopo aver ricevuto di recente la sgradita visita di un ladro mentre si trovava in casa, ha riflettuto non poco su come il colpo, invece, sarebbe andato a segno se il ladro avesse saputo i suoi movimenti, in modo da agire indisturbato.
Da qui è partita quindi la constatazione di come sia pericoloso pubblicare su Twitter troppi particolari circa la propria posizione, un ragionamento basato sulle osservazioni dei comportamenti dei suoi contatti su Twitter, abituati ad informare direttamente sul sito di microblogging circa ogni minimo spostamento effettuato, in modo da fornire la “mappa in tempo reale” della loro posizione. Il collegamento è stato quindi immediato, con una domanda del tipo: “E se dall’altra parte del monitor ci fosse un malintenzionato pronto ad attendere il momento giusto per svaligiare qualche casa in tutta tranquillità tenendosi aggiornato seguendo gli aggiornamenti su Twitter?”. La risposta è stata quindi il sito PleaseRobMe.com, un servizio al limite tra la provocazione (come si capisce fin dal nome, che significa “ti prego di derubarmi”) e la pubblica utilità, dato che si prefigge lo scopo di sensibilizzare gli utenti tenendo traccia di tutti gli aggiornamenti di status rilasciati su siti come Twitter e FourSquare. Il sito è quindi una specie di aggregatore di tweet che consente di seguire virtualmente e in tempo reale il tragitto di una persona abituata a postare i propri spostamenti, dando modo a tutti di sapere sempre dove questa si trova. All’apparenza il servizio diventa quindi uno strumento preziosissimo in mano ai ladri, che hanno così raccolte comodamente tutte le informazioni necessarie al loro “mestiere” per poter agire senza alcun rischio, ma è lo stesso Groeneveld a spiegare lo scopo di questa piccola provocazione:
Noi non cerchiamo di far derubare le persone, anzi vogliamo aiutarle a non essere derubate. Noi presentiamo solo queste informazioni in modo più chiaro. È questo il nostro punto: chiunque le può vedere su Twitter. Alla base di quella che può apparire, ad un’osservazione superficiale, come una goliardata c’è invece l’obiettivo di “educare” gli utenti ad un uso più consapevole dei social network, mostrando con cruda efficienza com’è semplice raccogliere e tenere traccia delle informazioni che vengono pubblicate sul Web e usarle per scopi illeciti con conseguenze spiacevoli e lontane dall’immaginazione di chi le pubblica quasi per gioco e “alla leggera”. Ovviamente rifiutano le accuse di “complicità” involontaria per furti e quant’altro i responsabili dei principali social network, ma della curiosa vicenda si possono trarre alcune interessanti riflessioni, come quella che vede tutti, dagli utenti più esperti ai meno pratici, lasciarsi prendere spesso la mano dando eccessiva confidenza nel distribuire i propri dettagli su Internet.
L’effetto di familiarità dei siti come Twitter fa spesso scordare la natura pubblica e aperta del servizio, dando l’erronea idea che quanto pubblicato venga letto più che altro da pochi intimi come se si facesse parte di un club ristretto e selezionato, dimenticando che, invece, ci si sta interfacciando con quell’oceano sconfinato e popolato da tantissimi utenti diversi e pieno di milioni di sconosciuti che è Internet.