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lunedì 25 gennaio 2010

Posta elettronica, non recapitato il 95% dei messaggi: è tutto spam


L'Italia al 10° posto nella classifica dei Paesi produttori di spazzatura virtuale


Gli spammer non si arrendono e continuano a inondare i server di posta con i loro messaggi spazzatura, che pubblicizzano prodotti improbabili o nascondono vere e proprie truffe. Secondo un'indagine di Enisa (European Network and Information Security Agency), presentata alla stampa in questi giorni, soltanto il 4,4 % del traffico e-mail finisce effettivamente nelle caselle di posta elettronica degli utenti: il restante 95,6 % sono messaggi che non vengono recapitati perché considerati spam. L'indagine ha coinvolto 90 e-mail provider, gestori di 80 milioni di caselle di posta elettronica in 30 paesi europei. Nel 2007, sempre secondo Enisa, lo spam era pari al 94% del traffico, e le mail consegnate il 6%. Il rapporto di Enisa mette in luce i provvedimenti adottati dagli e-mail provider per evitare che l'enorme mole di spazzatura virtuale intasi le caselle di posta e le renda inservibili: dalle liste nere degli indirizzi ip riconosciuti come nodi di distribuzione dello spam, al filtraggio dei contenuti dei messaggi, dalla system reputation basata sulla valutazione degli utenti ai meccanismi di identificazione del mittente "inquinante", cui in alcuni casi viene appositamente rallentata la connessione.

LA LOTTA DEI PROVIDER - Il budget destinato da ogni provider alla lotta allo spam varia in funzione della grandezza dell'azienda, ma comunque costituisce una parte consistente della spesa annuale, che cresce in funzione del numero delle caselle e-mail gestite. Secondo Enisa, la lotta allo spam ha raggiunto un grado di "maturità": nella maggior parte dei casi l'incrocio delle varie tecniche di filtraggio consente di mantenere la funzionalità del servizio di mailing. L'agenzia invita però a non abbassare la guardia nei confronti di nuovi metodi di spamming. Sono gli stessi provider, poi, a riconoscere l'esistenza di un conflitto tra l'obbligo di filtraggio dello spam e quello di consegnare la posta, nonché la tutela della privacy dei messaggi. Il problema principale resta, secondo l'ottica dei provider, quello dei falsi positivi, ovvero di quei messaggi scambiati per spazzatura e quindi non recapitati. L'Italia, secondo Spamhaus, organizzazione non profit che si occupa di tracciare il traffico dello spam, è al decimo posto nella classifica dei Paesi produttori di spam, guidata dagli Stati Uniti. E nella top ten dei provider meno efficaci nella lotta agli abusi degli spammer, compaiono due nomi italiani, tiscali.it e interbusiness.it, dominio legato a Telecom Italia.