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sabato 14 novembre 2009

Scatti porno con 2 minori: condannato trentenne


L'autore delle fotografie è stato condannato ad un anno e nove mesi. Le immagini erano finite su internet.

Pornografia in rete, condannato un trentenne grossetano che ha sfruttato due minorenni per realizzare fotografie oscene. Le immagini venivano poi diffuse in internet grazie a programmi peer to peer, che mettono in relazione più hard disk condividendone parte del contenuto. All’autore degli scatti, però, il giudice ha riconosciuto la seminfermità mentale e le attenuanti generiche, poiché le due ragazze, che di lì a pochi mesi avrebbero compiuto i diciotto anni, si sarebbero prestante consapevolmente a posare sui 'set' allestiti in casa. Una delle due si sarebbe fatta anche accompagnare dal ragazzo, mentre l’altra si sarebbe spinta a consumare rapporti sessuali con il fotografo. Un giovane descritto come introverso e problematico, tanto che lei ha poi raccontato di essersi concessa a tali rapporti proprio per aiutarlo a sbloccarsi nei confronti dell’altro sesso. Una storia, insomma, nata e cresciuta tra le pieghe di un disagio affettivo che, distorcendo la percezione della sessualità, è poi degenerato in pornografia adolescenziale. A scoprire le foto realizzate è stato il padre di una delle due ragazze, che all’interno del computer della figlia ha trovato le immagini che la ritraevano nelle pose oscene. La ragazza ha subito spiegato chi era l’autore delle immagini, che è stato poi denunciato. Lo aveva conosciuto anni prima e aveva saputo che aveva realizzato fotografie di quel tipo con altre ragazze grossetane. Così anche lei aveva accettato di posare per lui, realizzando nel settembre del 2006 un cd contenente 150 scatti. La stessa si è poi costituita parte civile nel processo, ottenendo un risarcimento di cinquemila euro, tenendo conto sia della limitata diffusione delle immagini sia dell’atteggiamento consenziente della giovane. L’altra ragazza aveva già accettato di farsi ritrarre nell’estate del 2000, quando l’autore delle foto aveva diciannove anni e già ne aveva realizzate altre. E nel tempo aveva stretto con lui un rapporto di amicizia. Le indagini hanno portato gli inquirenti a setacciare i computer dell’indagato, all’interno dei quali sono state trovate altre immagini, oltre duemila, realizzate mediante lo sfruttamento di minori. Dopo il rinvio a giudizio, il trentenne ha scelto la via del rito abbreviato. Il giudice dell’udienza preliminare, Pietro Molino, ha accolto la richiesta e ha disposto una perizia per chiarire il suo stato di salute mentale, proprio perché già in fase di indagine le due ragazze, sentite dal sostituto procuratore Giuseppe Coniglio, lo avevano ritratto come problematico. Già dalla prima adolescenza, infatti, era tenuto in cura all’unità funzionale di salute mentale della Asl e prima ancora da un neuropsichiatra infantile. Secondo il perito nominato dal Tribunale il giovane avrebbe una "dimensione cognitiva nella norma se non superiore", ma alcuni aspetti del suo carattere non ne consentirebbero la piena espressione, lasciandolo in uno stato di "tristezza, infelicità, pessimismo e vuoto esistenziale". Tanto da condizionare, anche se soltanto in parte, le sue azioni. Ma lo scenario che emerge dalla vicenda va oltre il piccolo scandalo delle fotografie. Delinea semmai uno scenario sconfortante, di una pornografia accettata e approvata senza troppe remore. Tanto che, sebbene l’ordinamento tuteli i minori anche dalle proprie scelte, il giudice non ha potuto non riconoscere il contributo volontario offerto dalle ragazze a quella che definisce la "squallida vicenda". L’imputato è stato quindi condannato a un anno, nove mesi e quindici giorni di reclusione, più una multa di 8.100 euro. Ma la pena è stata sospesa dal Gup con il beneficio della condizionale.