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martedì 8 settembre 2009

Attenti a Internet: può diventare una follia


I sintomi per scoprire in anticipo se la passione sta diventando patologia.
Ha solo dodici anni, ma a Pechino è stato ricoverato a forza e sottoposto alla tortura dell’elettroshock: così i medici sono convinti di rimettergli la mente a posto e scongiurare il suo non invidiabile record: quattro giorni consecutivi appallottolato in un cybercafé, perpetuamente connesso, senza quasi toccare cibo e acqua. Volete sapere come si diventa drogati di Internet?

Il paziente simbolo
Il nome del ragazzo non è stato reso noto, anche se non è certo il paziente zero della Web-pandemia, ma di sicuro rappresenta alla perfezione il paziente-simbolo. Sono milioni gli orientali e gli occidentali che hanno trasformato Facebook, Myspace, Youtube e Twitter in un’ossessione, prima, e in una forma di dipendenza, poi, e ora un centro specializzato americano di Seattle - battezzato «ReSTART» - ha elaborato la lista definitiva dei sintomi per capire se si è individui a rischio o si è già prigionieri delle sirene virtuali. Ecco le 11 manifestazioni di incipiente follia, elaborate dal direttore della società, Hilarie Cash. Si naviga nel proprio sito preferito per contrastare lo stress e sentirsi un po’ meglio. Giorno dopo giorno si passa sempre più tempo online, in un crescendo innaturale. L’umore non è quello solito, ma gli attacchi di rabbia diventano standard. Addio affetti e amici: li si trascura per stare incollati al pc. Non c’è attività capace di emozionare che non sia una di quelle provenienti dal Web. Cominciate a preoccuparvi, perché avete la sensazione di riconoscere esperienze famigliari? E allora ecco l’altro pacchetto di indizi. Si mente spudoratamente sul numero dei clic con cui si guarda il video preferito. «Navigare» diventa la scusa per mettere in secondo piano i compiti scolastici o le responsabilità di lavoro. Il pensiero corre sempre alle tentazioni del cybermondo, anche quando ci si dovrebbe concentrare su altro. Cresce il macigno dei sensi di colpa, perfino la vergogna, quando si è online e non si riesce a smettere. Si dorme sempre meno, perché la notte si tramuta nel momento magico delle evasioni internettiane. E, infine, insonnia a parte, ultimo indizio, che è un concentrato di segni psicosomatici. Può succedere di vedere se stessi in rapida e incontrollabile mutazione: bruschi cambiamenti in su o in giù di peso, emicranie via via più frequenti, dolori da mouse alla mano e al braccio. Spiega Hilarie Cash che gli sfortunati che si identificano in tre dei sintomi sono in pericolo, sull’orlo del vulcano. A cinque si è già drogati. Oltre questa soglia è necessario chiedere subito aiuto, anche se l’elettroshock non è consigliabile. Meglio andare all’indirizzo www.netaddictionrecovery.com e disintossicarsi, seguendo un serrato programma di esercizi fisici e lavori «veri» - dall’orto ai biscotti fatti in casa - per almeno 45 giorni (prezzo 14 mila dollari). Internet - suggeriscono gli esperti - è come il cibo: nel XXI secolo non se ne può fare a meno, ma è essenziale seguire un regime controllato, evitando bulimie da tastiera. Altrimenti si scatena la dipendenza che il centro «ReSTART» cerca di contrastare e dalle esalazioni della cyberdroga si materializza il peggio delle pulsioni e delle manie. I drogati di Web, infatti, scintillano per creatività. Gli universi virtuali esaltano esponenzialmente il loro ego malato, tanto che un filo conduttore delle follie online è proprio l’«egosurfing»: ogni occasione è buona per raccontarsi ed esibirsi. Il social networking è l’alibi di queste tentazioni egocentriche, che si manifestano con sindromi ormai codificate dagli psicologi come «narcisimo da Youtube» (diffondendo sistematicamente video sulla propria vita), «crackberry» (che impone di controllare la mail compulsivamente e inviare mail a raffica) e «blogstreaking» (gli sfrontati spogliarelli psicologici su qualunque blog).

Manie di protagonismo
E’ la stessa mania di protagonismo alla base del successo planetario di Wikipedia, che, periodicamente quanto inutilmente, si vorrebbe mettere sotto controllo, scoraggiando le centinaia e centinaia di migliaia di volontari dal preparare e completare le voci di un’enciclopedia potenzialmente infinita. La cyberdipendenza è una sola, ma le cybermalattie sono esplosioni inarrestabili di fantasia. Internet gioca con il nostro Io. Sempre. Chi lo sa meglio dei cybercondriaci, costretti a passare da un sito all’altro per decifrare sintomi immaginari e confezionarsi diagnosi deliranti?