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giovedì 24 settembre 2009

Assicurazioni: quando il social network costa caro!

Rendere i propri dati pubblici non sempre conviene ad assicurati ed evasori.

Quanto incide il Web 2.0 sulla nostra vita quotidiana?
Tanto se si considera che alcuni lavoratori "imprudenti" hanno perso il lavoro pubblicando informazioni sui propri comportamenti in ufficio o evasori "distratti" sono stati perseguiti dal fisco rilasciando poco edificanti attitudini fiscali. L'impatto dei social network si sta progressivamente estendendo a tutti gli ambiti, tra cui anche quello assicurativo.
"Premi" poco edificanti
Il premio assicurativo si alza per gli utenti di Facebook e Twitter. Succede a Londra dove le compagnie stanno "prendendo le misure" ai propri iscritti in conseguenza all'aumento di furti legati alla conoscenza delle abitudini personali degli internauti.
Essere troppo espansivi in fatto di dati personali dunque non sempre paga. Le compagnie assicurative sono sul piede di guerra visto il verificarsi di molteplici episodi di furto legata alla leggerezza con cui gli utenti della rete utilizzano i propri dati sensibili.
Tra le più agguerrite la Legal & General, che starebbe ipotizzando di far pagare più care le polizze agli iscritti dei social network. A supportare la tesi della compagnia uno studio commissionato alla società di ricerca europea Opinion Matter, dal quale emergerebbe che gli utenti di Facebook e Twitter non avrebbero alcuna coscienza dell'impatto dei social network sulle proprie vite quotidiane. Su 2.092 utenti intervistati, infatti, circa la metà non ritiene rischioso divulgare dettagli personali su Internet. Mentre circa quattro persone su 10, il 38% degli utenti, pubblicano i dettagli dei piani di vacanza e il 33% scrive se va via per il weekend.
Inoltre, per testare quanto la gente sia pronta ad accettare amici online, Legal & General ha inviato 100 richieste di amici a estranei scelti a caso. Di queste, il 13% sono state accettate su Facebook e il 92% su Twitter, senza alcun controllo. Sono gli uomini a fornire più informazioni online, con il 13% che include perfino il proprio numero di cellulare rispetto al 7% delle donne. Il 9% dei maschi, inoltre, fornisce anche il proprio indirizzo, contro il 4% del gentil sesso.
Lavoratori nella "rete"Abbandonarsi a poco edificanti commenti sul proprio lavoro o sui propri clienti può costare il posto. Da uno studio di Proofpoint è emerso che ben l'8% delle aziende negli Stati Uniti ha effettuato licenziamenti per colpa dei social network, non tanto perché il social network fosse ritenuto fonte di distrazione, quanto perché testimonianza di atteggiamenti poco consoni alla policy aziendale
. Gli esempi non mancano anche nel nostro Paese dove ad essere "silurati" sono stati diversi dipendenti di grosse aziende.
Fisco in agguato
Non è da meno il Fisco che, stando a quanto riportato dal Wall Street Journal, avrebbe già sguinzagliato i propri agenti in rete alla ricerca degli evasori "tecnologici".Negli Stati Uniti infatti le Entrate avrebbero autorizzato i propri agenti a controllare i dati degli utenti dei social network alla ricerca di irregolarità fiscali tra i dati forniti sul web. In Minnesota, per fare un esempio, le autorità hanno rintracciato un evasore di lungo corso leggendo su My Space che sarebbe tornato nella sua città d'origine a lavorare come agente immobiliare. L'evasore aveva scritto il nome del suo nuovo datore di lavoro.Più o meno la stessa storia in Nebraska, dove gli ispettori fiscali hanno recuperato 2.000 dollari da un Dj che, sempre su My Space, ha raccontato di aver lavorato a un mega party, ovviamente non pagando alcuna tassa su quanto aveva guadagnato.