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domenica 23 agosto 2009

Monito Ue: chi non sa usare le nuove tecnologie fa “harakiri”

Secondo il commissario Viviane Reding le persone che non possono usare i nuovi media come le reti sociali o la televisione digitale avranno difficoltà a interagire con il mondo che li circonda e a prendervi parte. Anche se negli ultimi tre anni è accresciuta di almeno il 3% l’alfabetizzazione di donne, disoccupati e chi ha un basso livello d’istruzione, ben due cittadini dell’Ue su tre rimangono esclusi: solo il 60% sa usare gli strumenti informatici e appena il 56% si connette a internet almeno una volta alla settimana.
Oggi i cittadini ma soprattutto giovani non possono rimanere indifferenti alla presenza massiccia nella vita moderna delle nuove tecnologie: chi non sa collegarsi con i canali della tv digitale, navigare su internet, usare la posta elettronica o un motore di ricerca e si disinteressa dei social networks, come Facebook e Twitter, compie una sorta di auto-eliminazione preventiva dalla società e dal mondo dal lavoro.
Ormai questi concetti sono di pubblico dominio. Ma evidentemente non tutti i giovani hanno recepito il messaggio. Per questo la Commissione europea ha esortato gli Stati membri e l'industria dei media a sensibilizzare maggiormente il pubblico e ad educarlo ai media, consentendo a tutti di accedere a immagini, suoni e testi, di analizzarli e valutarli, e di usare gli strumenti, nuovi e tradizionali, per comunicare e creare contenuti mediatici. "Interagire con i media - ha spiegato Viviane Reding, commissario per i Media e la Società dell'informazione –, al giorno d'oggi, significa molto di più che scrivere ad un giornale: grazie ai media, e soprattutto alle nuove tecnologie digitali, sono sempre di più i cittadini europei che possono partecipare al mondo della condivisione, dell'interazione e della creazione". Per questi motivi "le persone che non possono usare i nuovi media come le reti sociali o la televisione digitale – ha spiegato il commissario dell’Ue - avranno difficoltà a interagire con il mondo che li circonda e a prendervi parte". In alcuni Paesi, come Svezia, Irlanda e Gran Bretagna, questo tipo di contenuti fanno già parte dei programmi scolastici. Ed anche le nuove tecnologie (come il sito internet britannico ‘kidSMART’ che insegna ai giovani come usare i siti di socializzazione in rete in modo sicuro) sembrano ormai progettate per aiutare gli ultimi arrivati. E non solo a fornire indicazioni tecniche, ma anche a tutelare la privacy e le informazioni personali sempre molto appetite dai distributori di pubblicità on line.
Le categorie più a rischio sono proprio i neofiti o coloro che non hanno mai avuto modo di accedere alle nuove tecnologie digitali. Un gruppo di cittadini ancora molto folto, poiché nel 2009 riguarda da vicino almeno un cittadino europeo su tre. Dai dati della Commissione emerge infatti che appena il 60% dei cittadini Ue sa usare gli strumenti informatici e che appena il 56% si connette a internet almeno una volta alla settimana. Certo, le cose stanno migliorando. Soprattutto tra i cittadini partiti con un gap alto: l’Ue ha fatto sapere che dal 2006 le competenze in materia di computer e di internet tra le donne, i disoccupati e le persone con più di 55 anni sono cresciute del 3% rispetto alla popolazione totale. Tra questi rientrano anche coloro che hanno un basso livello di istruzione: dal 53,5% del 2005 al 62,5% nel 2008. Anche i disoccupati usano sempre di più la rete, ovvero l'80,3% nel 2008 contro il 74,4% nel 2005. Tuttavia, sebbene le connessioni a banda larga siano sempre più economiche, il 24% dei cittadini Ue senza internet a casa afferma di non averlo poiché non sa usarlo. Un dato su cui i teorici dell’alfabetizzazione informatica farebbero bene a soffermarsi.