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mercoledì 15 luglio 2009

Il kit antibufala di Michael Shermer

Michael Shermer è un mio collega debunker: smonta le bufale, soprattutto quelle grandi come le civiltà aliene antiche, la pseudomedicina, il paranormale. Ha scritto un capitolo di 11/9 La Cospirazione Impossibile, il libro sulle teorie di complotto undicisettembrine al quale ho contribuito anch'io insieme agli amici e colleghi del CICAP, e per questo s'è beccato una montagna d'insulti da parte dei gentiluomini che non tollerano chi osa usare il proprio raziocinio e si permette di chiedere prove concrete invece di bersi i pregiudizi altrui.In questo video della Richard Dawkins Foundation elenca dieci regole antibufala, ispirate al Baloney Detection Kit di Carl Sagan, che trovo utilissime come criteri e strumenti d'indagine su qualunque argomento controverso.


Eccole in italiano e in sintesi:

1. Quanto è affidabile la fonte dell'asserzione? Occorre chiedersi se chi la propone è una persona esperta nel campo o se è semplicemente un dilettante. Può capitare che un dilettante faccia una grande scoperta, ma è molto, molto improbabile. Poi bisogna guardare la quantità di errori, e soprattutto il loro orientamento. Perché gli errori capitano a tutti, ma se sono tanti sono indice di poca serietà, e se capitano tutti in un senso solo, ossia a favore della tesi proposta, allora c'è decisamente qualcosa che non va.

2. La fonte fa altre asserzioni dello stesso tipo? Spesso chi crede a una teoria strana crede anche ad altre teorie dello stesso genere. Gli ufologi credono anche al paranormale e ai fantasmi; i complottisti dell'11 settembre credono alle "scie chimiche" e dicono che non siamo mai andati sulla Luna. Sono sintomi di un'inclinazione a credere al pensiero magico e ci devono rendere scettici. Scettici, ma con la mente aperta: quanto basta per esaminare teorie nuove e originali, che sono il sale della scoperta scientifica, ma non così tanto che caschi fuori il cervello.

3. Le asserzioni sono state verificate da altri? Prima o poi ogni teoria tocca il mondo reale. Se è vera, produce un effetto tangibile di qualche tipo. Si va a vedere se l'effetto si manifesta e se non è spiegabile altrimenti. Se non si manifesta, c'è qualcosa che non va. L'esempio classico, citato da Shermer, è la fusione fredda annunciata come rivoluzione del settore energetico alla fine degli anni Ottanta dai chimici Pons e Fleischmann e poi rivelatasi una bufala quando le loro istruzioni furono eseguite da altri senza ottenere gli stessi risultati.

4. L'asserzione è coerente con il modo in cui funziona il mondo? Se qualcuno dice di avere un potere straordinario o di aver fatto una scoperta che, se vera, rivoluzionerebbe le leggi della fisica, le probabilità che dica la verità sono molto, molto basse. Per carità, la rivoluzione può succedere, ma prima di abbracciarla chiediamoci se non comporta delle conseguenze implausibili. Shermer fa l'esempio delle piramidi: se le avessero costruite gli abitanti di Atlantide o gli alieni, gli archeologi troverebbero dappertutto gli avanzi dei loro strumenti, le case dove abitavano, la loro spazzatura. Invece trovano quella degli egizi. Lo stesso vale per esempio per chi dice di prevedere i numeri del lotto e invece di giocarli li vende ad altri: è coerente con il modo in cui funziona il mondo? Non sarebbe più sensato giocarli direttamente e diventare miliardari per fare del bene all'umanità?

5. Qualcuno ha tentato di confutare l'asserzione? Non basta accumulare dei fatti che sembrano sostenere l'esistenza di un fenomeno straordinario: bisogna anche chiedersi se per caso ci può essere un'altra spiegazione più banale per quegli stessi fatti. E' chi propone un'asserzione eccezionale che dovrebbe porsi questa domanda, perché se non lo fa, saranno gli altri a farlo, di solito con grande godimento.

6. Verso quale tesi ci porta la preponderanza dei fatti? E' facile raccattare quattro o cinque fatti sparsi e costruirvi sopra una teoria: ma non si possono ignorare tutti gli altri fatti contrari. L'esempio fatto da Shermer è l'evoluzione: certo, ci sono delle lacune qua e là, ci sono alcuni fatti non (ancora) perfettamente spiegati, ma ci sono anche migliaia di altri fatti che vengono spiegati benissimo dalla teoria dell'evoluzione. Non si possono ignorare. E bisogna anche chiedere alle teorie concorrenti se sono altrettanto in grado di spiegare coerentemente tutti quei fatti.

7. Chi fa l'asserzione segue le regole della scienza? Se propone degli esperimenti, svolge ricerca, cerca di costruire teorie coerenti, non nasconde i fatti scomodi, ammette gli errori, propone ipotesi verificabili e cerca anche di smontare le proprie teorie predilette mettendole alla prova e cercando spiegazioni alternative, allora sì. Shermer cita gli ufologi e li confronta con gli scienziati che conducono la ricerca di forme di vita intelligenti extraterrestri nel progetto SETI: entrambi hanno lo stesso affascinante interesse, ma hanno due approcci completamente differenti.

8. Chi fa l'asserzione ha prove positive? Per autenticare la propria teoria non basta stilare un elenco di anomalie o aspetti irrisolti della teoria opposta: bisogna anche fornire prove positive, che dimostrino la propria. Non basta dire "ehi, l'11 settembre l'aereo che colpì il Pentagono potrebbe essere stato sostituito da un aereo identico ma radiocomandato", come dicono certi complottisti: bisogna portare le prove che è successo davvero. Non basta dire che gli extraterrestri sono custoditi nell'Area 51: bisogna dimostrare che ci sono davvero, senza ricorrere alla scusa che i militari nascondono le prove.

9. La teoria nuova spiega tanti fenomeni quanti la teoria vecchia? Quando si presenta qualcuno che pretende di avere trovato una nuova teoria della fisica, dell'universo e di tutto quanto e afferma che Newton e Einstein avevano torto e soltanto lui ha ragione, o che gli esperti di tutto il mondo si sbagliano e soltanto lui ha l'illuminazione di cogliere una realtà superiore, non basta che la sua teoria spieghi un minuscolo aspetto della realtà che le teorie correnti lasciano irrisolto (cosa perfettamente accettabile nel metodo scientifico): deve spiegarne almeno tanti quanti le teorie comunemente accettate. Se ce la fa, bene; se non ce la fa, è una bufala.

10. L'asserzione è motivata da credenze personali? Se chi fa un'asserzione è spinto dalla propria ideologia, dalle proprie credenze, dai propri preconcetti, e l'asserzione rinforza questa sua visione del mondo, allora il rischio di bufala aumenta. E vale anche per gli scienziati, che sono esseri umani fallibili, con le loro gelosie, ambizioni, ideologie e credenze. Capita anche a loro di trascurare le prove contrarie alla propria tesi prediletta e di non avere il coraggio di dire "mi sono sbagliato": è per questo che c'è l'obbligo di verificare, ripetere indipendentemente gli esperimenti, condividere i risultati, cercare prove che possano smentire o spiegazioni alternative.

Fonte: ildisinformatico - Blog di Paolo Attivissimo