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mercoledì 17 giugno 2009

PEC: la rivoluzione è in corso

«Ogni amministrazione pubblica dovrà utilizzare unicamente la posta elettronica certificata, con effetto equivalente, ove necessario, alla notificazione per mezzo della posta, per le comunicazioni e le notificazioni aventi come destinatari dipendenti della stessa o di altra amministrazione pubblica». Con questa norma, il legislatore ha disposto che la p.a. debba utilizzare unicamente la Pec per parlare con altre amministrazioni e dialogare con i cittadini. Allora, cosa accadrà se verrà utilizzato l'altro strumento («altro indirizzo»)? Se la p.a. si dota della Pec il professionista che si doterà di un sistema alternativo riuscirà a dialogare con l'amministrazione? La risposta non è ancora ben chiara. Sta di fatto che lo scorso mese il ministro della funzione pubblica, Renato Brunetta, ha annunciato una nuova battaglia al «mostro-burocrazia». Entro la fine dell' anno il governo intende infatti dare «un'accelerazione straordinaria» alla lotta agli sprechi causati dall'apparato burocratico grazie anche all'attivazione di 5 milioni di indirizzi di posta elettronica certificata. Gli indirizzi Pec serviranno ai cittadini per dialogare con la generalità della P.a., degli enti locali o di previdenza e amministrazioni centrali. Il cittadino avrà «diritto a una risposta alla stessa maniera nei tempi previsto dagli standard e se non ha risposta in quel tempo scatta la class action. A sostegno di ciò, il decreto del presidente del consiglio dei ministri G.u. 119 del 25 maggio 2009 che permette a qualunque cittadino maggiorenne e anche residente all'estero di richiedere la Pec gratuitamente tramite un sito (non ancora disponibile). Ma per l'attivazione ci si dovrà recare fisicamente presso un ufficio pubblico indicato.
L'ottimismo del ministro si scontra però con una realtà più complicata. Secondo l'Istat solo il 3,2% delle amministrazioni locali offre servizi a piena interattività che permettono quindi di non presentarsi allo sportello. Per quanto riguarda la posta elettronica il suo utilizzo è pressoché totale. Però, solo il 29,9% dei comuni dichiara di utilizzare la posta elettronica certificata per lo scambio di documenti elettronici con valenza legale. Fra le amministrazioni comunali, si distinguono i comuni della provincia autonoma di Bolzano e dell'Emilia- Romagna che usano la posta elettronica certificata rispettivamente nel 99,1 e 65,3% dei casi. Lo sportello unico delle attività produttive è aperto nel 43,8% dei comuni, ma il 24,3% non ha alcuna procedura informatizzata e il 3,5% ha realizzato soluzioni tecnologiche che consentono una gestione integrata delle pratiche e la piena interattività con l'utenza fino al rilascio dell'autorizzazione unica in modalità elettronica. Le restanti quote di comuni consentono comunque alcuni tipi di interattività, come la possibilità di scambiare elettronicamente documentazione e informazioni con l'utenza (8,7%) e una gestione in rete telematica delle pratiche fra le istituzioni coinvolte (7,3%). Oltre il 60% degli Uffici relazioni con il pubblico dei comuni non è informatizzato. Le multe on-line si possono pagare solo nel 4,8 dei casi, e solo il 9,1% delle amministrazioni locali permette a cittadini e imprese di pagare tramite Internet.