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mercoledì 17 giugno 2009

Il 95% dei blog giace abbandonato

Milioni di blog non vengono più aggiornati dai loro autori: caduta l'illusione di una facile notorietà, restano in attività quei pochi che hanno qualcosa di interessante da dire.
C'è stato un tempo in cui pareva che la massima aspirazione di ogni internauta fosse aprire un proprio blog: i contenuti potevano spaziare da domande sulla vita, l'universo e tutto quanto agli eccitanti avvenimenti della vita in un sperduto paesino di montagna, ma in ogni caso chiunque sembrava avere qualcosa da dire. Poi anche Internet è cambiata, s'è affacciato il cosiddetto Web 2.0, sono nati i social network e l'effimera attrattiva dei diari online è andata spegnendosi per una buona parte degli autori. Così, come testimoniano i dati di Technorati relativi al 2008, dei 133 milioni di blog tenuti sott'occhio dal motore di ricerca della blogosfera solo 7,4 milioni sono stati aggiornati negli ultimi 120 giorni.
Se in 4 mesi i loro autori non hanno avuto uno straccio di idea o un momento per scrivere qualcosa nel proprio spazio, quei blog sono virtualmente morti, ridotti a testimonianze del tempo che fu e dei sogni di gloria infranti.
Secondo i calcoli di Technorati il 95% dei blog esistenti nell'intera Internet si trova in questo stato comatoso; il restante 5% è ancora attivo, ma sembra probabile ritenere che la maggior parte delle pageview sia generata da un numero ancora inferiore di blog, stimabile tra i 50.000 e i 100.000. Ai tempi d'oro, molti avevano aperto un blog convinti di ricevere migliaia di visite e commenti ogni giorno; forse avevano iniziato a scrivere dopo essere stati attirati dalle storie di chi riusciva a guadagnare tanto da poter vivere con questa attività. Altri invece speravano di diventare famosi, di rivelarsi al mondo come scrittori o di mostrare il proprio genio. Mentre tutti scrivevano, tuttavia, pochissimi leggevano, e sono pochi gli scrittori abbastanza stoici da sopportare di avere solo sé stessi come lettori. Nel frattempo iniziavano poi la propria storia MySpace, Twitter e Facebook i quali, oltre a rappresentare la nuova moda, hanno rapidamente imposto un modo di comunicare più rapido, immediato, a livello di Sms: nessuno - o quasi - ha più tempo e voglia di leggere lunghi post. Ecco quindi che dall'abbandono si sono salvati solo quei pochi - pochissimi, se confrontati con il numero complessivo - che oltre ad avere qualcosa da dire sanno anche come dirlo, quelli che si sono conquistati un pubblico di affezionati grazie alla qualità dei propri interventi e hanno fatto del proprio blog non una vetrina personale ma uno spazio di riflessione e confronto.
Fonte: Zeus News