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domenica 24 maggio 2009

SICUREZZA ON LINE

Nel pacchetto sicurezza in discussione al Parlamento è stato introdotto un articolo che prevede la repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet.
Finalmente si inizia a dare delle regole alla rete. Finalmente chi scrive su Facebook, in un altro sociale network, su youtube o in un blog istigando a delinquere, magari ad assumere sostanze stupefacenti o a suicidarsi, oppure ancora a commettere reati quali la pedofilia o la violenza sugli altri dovranno essere bloccati dai provider. Questo provvedimento può obbligare i provider a oscurare un sito che istiga a delinquere o attua attività di apologia, ovunque si trovi, anche se all’estero. Il Ministro dell’interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l’interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine. L’attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000 per i provider e il carcere per i blogger da 1 a 5 anni per l’istigazione a delinquere e per l’apologia di reato, da 6 mesi a 5 anni per l’istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all’odio fra le classi sociali. Chi critica tale provvedimento inneggiando alla libertà è fuori strada. Non si parli a vanvera di modello Cina, ma si costruisca un modello Europa chiaro che permetta alla rete di rimanere uno strumento di libertà e democrazia, ma anche di legalità. Le regole servono, sia contro la pirateria digitale e multimediale, come accade in Francia, sia per far sì che questo mezzo di comunicazione non sia più quanto è oggi, ovvero sede di calunnie, diffamazioni, denigrazione, disinformazione, proposte di adescamento di minori da parte di pedofili, inviti al satanismo, violenza e così via.
Fonte: danieledamele.it